Polenta e formaggio è il piatto più sincero della cucina contadina delle Dolomiti venete e trentine, quello in cui si concentra tutta la filosofia del non sprecare nulla. Per secoli la polenta è stata il pane quotidiano della montagna, e il formaggio una delle poche fonti di proteine accessibili: insieme formavano un pasto sostanzioso e caldo, capace di sostenere il lavoro nei campi e nei boschi. Nel Bellunese si prepara spesso con il mais Sponcio, una varietà locale dal chicco grosso e appuntito iscritta tra i prodotti tradizionali, dal sapore rustico e deciso.
La polenta va cotta con calma, mescolata a lungo nel paiolo finché si stacca dalle pareti, e servita fumante. A renderla speciale sono i formaggi di malga del territorio: lo Schiz, formaggio fresco della Valbelluna il cui nome curioso deriva dallo schizar dialettale, lo spremere della cagliata recuperata dai casari, oppure il Puzzone di Moena, lo Spetz Tzaorì dei ladini, dalla crosta umida e dal profumo intenso, che fonde sulla polenta calda sprigionando tutto il suo carattere.
Il bello di questo piatto è la sua versatilità: il formaggio fuso che cola sulla polenta gialla è una cosa sola, ma la polenta accompagna altrettanto bene la selvaggina in umido, i funghi di stagione e lo spezzatino. È una presenza fissa nei menu autunnali e invernali di rifugi, agriturismi e malghe, dove arriva spesso nel paiolo di rame da rovesciare a tavola. Un calice di rosso delle Dolomiti e qualche fetta di Schiz scottato in padella completano un piatto che sa di casa e di montagna.