La carta delle Dolomiti

Un rilievo calcolato dalle quote vere del terreno, il bosco visto dal satellite e quattrocentocinquantanove luoghi su coordinate reali. Venti gruppi: scegline uno per entrarci dentro, fino ai sentieri.

Costruisco il rilievo

Quote: tasselli Terrarium, AWS Open Data, dominio pubblico. Copertura del suolo: © ESA WorldCover 2021, dati Copernicus Sentinel modificati, CC BY 4.0.
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343 cime · 49 paesi · 18 laghi · 20 passi · 37 rifugi · Rilievo dalle quote del terreno · bosco e prati: © ESA WorldCover project 2021, con dati Copernicus Sentinel modificati (CC BY 4.0) · luoghi, roccia, sentieri e impianti: © OpenStreetMap (ODbL)

Come è fatta, e perché ci si può fidare

Il fondo è calcolato, non fotografato: un modello del terreno con passo di ventisei metri, illuminato da nord-ovest, con le fasce di quota che vanno dal verde dei fondovalle al chiaro delle praterie alte. Dove OpenStreetMap segna roccia nuda il colore passa al grigio del calcare, e i gruppi si riconoscono subito. Fiumi, laghi, strade e confini di provincia vengono da lì. Il satellite come sfondo l’abbiamo provato e scartato: sotto i boschi le valli diventano una macchia scura e la forma della montagna sparisce.

Bosco e prati vengono invece da ESA WorldCover, che li classifica dalle immagini dei satelliti Sentinel con celle di dieci metri: così il bosco finisce dove finisce davvero, al limite degli alberi. I ghiacciai no. WorldCover scambia per neve un quarto dell’altopiano del Sella, che è roccia chiara, quindi li prendiamo solo dai contorni di OpenStreetMap: Marmolada, Pale di San Martino, Brenta, Antelao, Popera.

Dentro un gruppo la scala scende a dieci metri per pixel e la carta diventa da escursione: alberi disegnati uno per uno, sentieri rossi tratteggiati e ferrate a trattini più fitti, strade forestali marroni, torrenti, ghiaioni, curve di livello ogni cento metri, paesi casa per casa. Degli impianti ci sono solo quelli che portano su le persone: con gli skilift i comprensori diventavano una ragnatela.

Ogni luogo ha coordinate sue, non stimate dalla valle, e nel pannello porta lo stesso numero del segnaposto. Le abbiamo confrontate con Wikipedia su nove posti noti: otto coincidono entro ottocento metri, e l’unico scarto grosso è il Passo Pordoi, dove a sbagliare è Wikipedia. I paesi rimandano alla loro pagina solo quando il nome coincide esattamente, trentasette su quarantuno: l’abbinamento approssimato spostava le Pale di San Martino su San Martino in Badia, quaranta chilometri più in là.

I sei contorni raccolgono i venti gruppi. Cinque seguono le sottosezioni della classificazione SOIUSA, il sesto sono le Dolomiti di Brenta, a ovest dell’Adige. Non sono tracciati a mano: partono dalla roccia e dalle cime di ogni gruppo. Anche i nomi stanno sulle loro cime vere, e dove le cime nei dati non ci sono il nome non compare: Sciliar, Schiara, Vette Feltrine e Dolomiti Friulane restano senza etichetta.

343 cime e 20 gruppi, e nessun segno è stato disegnato a mano: ogni cosa che vedi è un dato.