Lo strudel di mele, l'Apfelstrudel, racconta l'anima mitteleuropea del Trentino-Alto Adige meglio di qualsiasi altro dolce. Le sue radici vengono da lontano e hanno viaggiato parecchio. Discende dal baklava ottomano, arrivò in Europa passando per l'Ungheria sotto i turchi e poi salì nel Nord Italia con l'impero austro-ungarico, di cui queste valli fecero parte a lungo. Pure il nome è tedesco e vuol dire vortice, spirale. Un rimando alla pasta arrotolata su sé stessa che chiude dentro il ripieno.
Tutto sta nella pasta tirata, la pasta strudel. Solo farina, acqua, un filo d'olio e un uovo, lavorati a lungo e poi stesi a mano finché diventano così sottili che intravedi il piano sotto. Su quel velo distendi il ripieno, e qui comandano le mele: nelle valli si usano le Renette, un po' acidule e brave a reggere il forno. Con loro uvetta, pinoli, cannella e pangrattato tostato nel burro, che beve i succhi e tiene la pasta dall'inzupparsi. Poi arrivi al punto delicato, arrotolare tutto aiutandoti con un canovaccio.
Mangialo tiepido, appena fuori dal forno, quando il profumo di mele e cannella tocca il suo massimo. Di fianco ci sta una nuvola di panna montata o una salsa calda alla vaniglia, anche se a molti basta una spolverata di zucchero a velo. Lo trovi dappertutto, dalla pasticceria di paese alla terrazza del rifugio. Chiude alla perfezione un pranzo di montagna, o ti consola a metà pomeriggio dopo una camminata.