Chi prepara un trekking di più giorni nelle Dolomiti passa settimane sul dislivello, sui tempi di percorrenza, sul peso dello zaino. Sono le variabili sbagliate.

La variabile che decide se il tuo giro esiste o no è quanti letti ci sono nel rifugio della terza sera. E sono pochissimi.

Abbiamo contato quelli dei rifugi che seguiamo. Il risultato spiega da solo perché a luglio si trova tutto pieno.

Il conto dei letti

Nel nostro archivio ci sono venti rifugi schedati, con quota, contatti e posti letto verificati. Diciassette danno da dormire: gli altri tre sono punti di sosta diurni.

In tutto fanno 1.126 posti letto. Non per notte in una zona: in tutto, distribuiti su tutte le Dolomiti che copriamo, dalle Tre Cime al Civetta.

Per dare la misura: il Passo Sella, che è un solo parcheggio, ha 199 posti auto. I rifugi in cui si può dormire in tutto il nostro archivio ne hanno 1.126 per le persone.

E la distribuzione è più stretta della somma. Il Locatelli, il più grande, ne ha 140. Il Nuvolau, che è probabilmente il rifugio più fotografato delle Dolomiti, ne ha 24.

  • Rifugio Locatelli, 2.405 m: 140 letti
  • Rifugio Bolzano allo Sciliar, 2.457 m: 90 letti
  • Rifugio Auronzo, Lavarella e Coldai: 80 letti ciascuno
  • Rifugio Lagazuoi, 2.752 m: 74 letti
  • Rifugio Boè, 2.871 m, il più alto che abbiamo: 64 letti
  • Rifugio Nuvolau, 2.575 m: 24 letti

Perché è la catena a contare, non il singolo rifugio

Un trekking di rifugio in rifugio è una catena di prenotazioni consecutive. Non serve che ci sia posto in un rifugio: serve che ci sia posto in tutti, nelle notti giuste, nell'ordine giusto.

Questo cambia il calcolo. Se ogni tappa ha l'ottanta per cento di probabilità di avere un letto libero, un giro di cinque tappe ha circa il trenta per cento di probabilità di esistere così come l'hai disegnato. Non perché i rifugi siano pieni: perché sono cinque.

Ed è per questo che l'anello più stretto detta tutto. Sulle tappe dell'Alta Via 1 che abbiamo schedato — Lavarella, Lagazuoi, Nuvolau, Coldai, Tissi — ci sono 318 letti in totale. Ma il Nuvolau ne ha 24, e chi non entra lì deve ridisegnare due giorni, non uno.

La conseguenza pratica è controintuitiva: si prenota partendo dal rifugio più piccolo del giro, non dal primo. Prima si fissa quello, poi si costruiscono le altre notti attorno.

La finestra è più corta di quanto sembra

I rifugi in quota aprono in genere tra la fine di giugno e i primi di luglio, quando la neve lascia i valichi, e la maggior parte chiude tra la fine di settembre e i primi giorni di ottobre.

Sono circa tre mesi, e non sono tre mesi uguali: la coda di giugno può avere ancora neve nei canaloni esposti a nord, e l'inizio di ottobre può già averne di nuova.

Chi vuole il periodo tranquillo lo trova a settembre, ma con un margine sottile. Ne abbiamo scritto nelle Dolomiti a settembre, e il mese dopo cambia tutto: a ottobre la maggior parte di questi rifugi è già chiusa e la luce cala di un'ora e mezza.

Cosa non è una notte in rifugio

Non è un albergo in quota. Si dorme quasi sempre in camerata, si cena a un orario deciso dal rifugio e non da te, e la corrente e l'acqua calda sono risorse contate, non servizi.

Il sacco lenzuolo è richiesto quasi ovunque e non lo si trova sul posto: chi arriva senza, se va bene lo compra e se va male dorme com'è.

La copertura telefonica in quota è a macchie e il segnale che c'è al passo può non esserci nel vallone dopo. Le prenotazioni si fanno prima, da valle, non lungo il cammino.

Le schede dei singoli rifugi, con quota, posti letto e recapiti, stanno nella guida ai rifugi delle Dolomiti.

Quanto in alto si dorme

L'altra cosa che si sottovaluta è la quota. Dei diciassette rifugi con posto letto che seguiamo, la mediana sta sopra i 2.300 metri.

Il più alto è il Boè, a 2.871. Il più basso fra quelli con letti è il Vandelli, a 1.928. Fra i due ci sono quasi mille metri, e dormire a 2.800 la prima notte dopo essere partiti dal mare è un modo affidabile per non dormire affatto.

Chi non è abituato mette la notte più alta al centro del giro, non all'inizio. È una regola vecchia e continua a valere.

Domande frequenti

Quanti posti letto ci sono nei rifugi delle Dolomiti?

Nel nostro archivio ci sono venti rifugi schedati, di cui diciassette con pernottamento, per 1.126 posti letto complessivi. Non è il totale delle Dolomiti, è il totale di quelli che seguiamo e verifichiamo, ma dà la misura: il più grande, il Locatelli, ne ha 140, e il Nuvolau ne ha 24.

Quando bisogna prenotare i rifugi per un trekking di più giorni?

Il prima possibile, e partendo dal rifugio più piccolo del giro invece che dal primo. Un trekking di rifugio in rifugio è una catena di notti consecutive: basta che manchi un anello e vanno ridisegnate due tappe, non una. L'anello più stretto decide tutto il resto.

Qual è il periodo per fare un trekking di rifugio in rifugio?

Da fine giugno o inizio luglio, quando i rifugi in quota aprono, fino a fine settembre. La maggior parte chiude tra la fine di settembre e i primi giorni di ottobre. La coda di giugno può avere ancora neve nei canaloni nord, l'inizio di ottobre già neve nuova.

Cosa serve portare per dormire in rifugio?

Il sacco lenzuolo, che è richiesto quasi ovunque e non si trova sul posto. Si dorme in camerata, la cena è a un orario fissato dal rifugio, e acqua calda e corrente sono risorse contate. Non è un albergo in quota.

A che quota si dorme nei rifugi delle Dolomiti?

Alta: dei diciassette rifugi con posto letto che seguiamo, la mediana supera i 2.300 metri. Il più alto è il Boè a 2.871 metri, il più basso con letti è il Vandelli a 1.928. Chi non è abituato all'altitudine mette la notte più alta a metà del giro, non la prima sera.

Si può fare l'Alta Via 1 prenotando all'ultimo?

È rischioso. Sulle tappe che abbiamo schedato — Lavarella, Lagazuoi, Nuvolau, Coldai, Tissi — ci sono 318 letti in tutto, ma non distribuiti in modo uniforme: il Nuvolau ne ha 24. Con cinque notti consecutive da incastrare, la probabilità che il giro esista esattamente come lo hai disegnato cala in fretta.