Luglio 2026, alta stagione. Alle Tre Cime di Lavaredo centinaia di persone in fila aspettano l'autobus, i rifugi sono esauriti con mesi di anticipo e sui social girano foto di bivacchi d'alta quota usati come fossero un chiringuito da spiaggia, tra grigliate, schiamazzi e rifiuti lasciati sull'erba.
Le Dolomiti, Patrimonio dell'Umanità UNESCO dal 2009, vivono la loro estate più affollata di sempre, e il dibattito su come gestire l'assalto è ormai quotidiano. Tra prenotazioni obbligatorie, ipotesi di ticket e zone a traffico limitato, qualcosa si sta muovendo.
In questa guida ti spiego cosa sta succedendo davvero, quali misure sono già in vigore luogo per luogo, quali strade si stanno studiando e, soprattutto, come pianificare un viaggio che sia bello per te e sostenibile per la montagna.
Cosa sta succedendo, adesso
Il fenomeno non è nuovo, ma nel 2026 ha raggiunto un punto di rottura. Il turismo di massa, esploso dopo la pandemia e amplificato dalla ribalta dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, ha trasformato alcuni sentieri simbolo in code da centro commerciale.
Il caso più citato è quello del giro delle Tre Cime di Lavaredo. Nei giorni di picco centinaia di escursionisti restano bloccati in attesa del bus verso il Rifugio Auronzo, tanto che Dolomiti Bus ha dovuto aggiungere corse da Misurina per smaltire la ressa.
Sul fronte opposto, la cronaca locale ha documentato rifugi presi d'assalto e prenotati in blocco dai tour operator, e bivacchi di alta montagna, nati come ricoveri d'emergenza, trattati come punti ristoro all'aperto. È il segnale che la pressione non riguarda più solo il traffico, ma l'idea stessa di cosa significhi andare in montagna.
I numeri che spiegano la pressione
Un solo dato basta a inquadrare il problema. Alle Tre Cime, nel 2025, la strada a pedaggio verso il Rifugio Auronzo ha registrato circa 110.000 accessi in 160 giorni di apertura, con punte di oltre 800 auto al giorno nei periodi di maggiore affluenza. Per questo il Comune di Auronzo, che gestisce l'accesso principale, ha fissato un tetto massimo attorno alle 700 vetture giornaliere.
Non è un caso isolato. Poche valli più a nord, il Lago di Braies era arrivato a soffocare sotto le auto al punto da mettere a rischio persino le attività di protezione civile, perché le strade non riuscivano più a smaltire il traffico. La concentrazione è il vero nodo: pochi luoghi-cartolina catalizzano una quota enorme di visitatori, mentre decine di valli altrettanto belle restano semivuote.
Le regole d'accesso 2026, luogo per luogo
La reazione più concreta, finora, è arrivata dai singoli territori, che hanno introdotto sistemi di prenotazione e limitazione del traffico. Il filo comune è chiaro: non più accesso libero e illimitato, ma finestre, tetti e prenotazioni. Ecco il quadro aggiornato per l'estate 2026.
- Tre Cime di Lavaredo: accesso in auto al Rifugio Auronzo solo con prenotazione online e targa, tramite il portale ufficiale del Comune di Auronzo, con tetto giornaliero di vetture e barriera automatica.
- Lago di Braies: da inizio luglio a metà settembre l'auto è contingentata nella fascia 9-16 con prenotazione o permesso; è attivo il servizio Braies Bus (circa 10 euro andata e ritorno), oltre all'arrivo a piedi o in bici.
- Seceda: dopo le polemiche del 2025 sull'accesso a pagamento al sentiero, si va verso la prenotazione di slot orari, come nei musei.
- Passo Gardena: progetto pilota di zona a traffico limitato territoriale in ambito UNESCO, per gestire i flussi tra i passi dolomitici, con test previsto in autunno.
Il nodo politico: ticket sì o ticket no
La proposta che accende di più il dibattito è quella di un vero e proprio ticket d'ingresso per l'area dolomitica, sul modello del contributo d'accesso già sperimentato a Venezia. A rilanciarla è stato il presidente di Federalberghi Belluno, secondo cui serve uno strumento per governare i flussi e far contribuire chi arriva alla tutela del territorio.
La risposta delle istituzioni è però prudente. Il sindaco di Cortina ha frenato, ricordando che un sistema del genere richiederebbe tecnologia, personale e controlli non banali, e che va costruito con attenzione per essere davvero efficace. A livello regionale, la linea guarda con più favore a un tetto massimo di presenze, alla prenotazione obbligatoria e a un'app per gestire gli accessi che non a un pedaggio unico calato dall'alto. In parallelo, la Provincia di Belluno punta sulla destagionalizzazione, cioè spalmare i visitatori su tutto l'anno invece di comprimerli nei due picchi di estate e inverno.
Il rischio, riconosciuto da più parti, è duplice. Da un lato non fare nulla e lasciare che siano il traffico e il degrado a regolare gli accessi. Dall'altro trasformare la montagna in un parco a pagamento, con il pericolo di escludere chi ha meno disponibilità e di snaturare il senso stesso dell'andare in quota.
Cosa può funzionare davvero
Al di là del singolo provvedimento, la partita si gioca su più fronti. Nessuna misura, da sola, risolve tutto: è la loro somma che può fare la differenza. Ecco gli approcci più promettenti.
- Prenotazione e fasce orarie, non muri: contingentare i luoghi fragili nelle ore di punta è meno drastico di una chiusura e già oggi funziona su Tre Cime e Braies.
- Mobilità prima delle auto: il vero collo di bottiglia sono i parcheggi ai piedi dei sentieri. Bus di valle, navette e treno con biglietti integrati spostano il problema alla radice.
- Redistribuire, non solo limitare: gran parte della pressione si concentra su una manciata di icone. Raccontare le valli meno note toglie carico senza ridurre l'offerta.
- Destagionalizzare: tarda primavera e inizio autunno regalano larici dorati, aria tersa e sentieri semivuoti.
- Regolare i grandi numeri organizzati: servono regole sulla capacità di carico e quote riservate all'escursionista singolo, contro i rifugi prenotati in blocco.
- Educazione e cultura del luogo: campagne chiare sul comportamento in quota e sul non lasciare traccia. I tornelli, da soli, non bastano.
Cosa puoi fare tu, da subito
Se stai pianificando un viaggio sulle Dolomiti nell'estate 2026, poche scelte fanno la differenza sia per te sia per la montagna. Controlla in anticipo se la meta richiede prenotazione, come Tre Cime, Braies e Seceda, ed evita di presentarti senza.
Valuta di lasciare l'auto e muoverti con bus e navette: spesso sono più comodi del cercare parcheggio all'alba. La nostra guida su come muoversi tra le Dolomiti senza auto ti spiega come fare in pratica.
Punta sulle ore ai margini della giornata e sui mesi di spalla, quando i sentieri respirano: se non sai come scegliere il periodo, parti dalla guida su quando andare. E soprattutto, scegli anche una valle meno battuta: le Dolomiti non sono solo cinque cartoline, e le sorprese migliori sono spesso a due passi dalla folla.
Domande frequenti
Serve la prenotazione per visitare le Dolomiti nel 2026?
Non per tutta l'area, ma sì per alcuni luoghi simbolo. Le Tre Cime di Lavaredo richiedono la prenotazione per l'accesso in auto alla strada a pedaggio, il Lago di Braies contingenta le auto in alta stagione e la Seceda va verso la prenotazione di slot orari. Verifica sempre sul sito ufficiale della zona prima di partire.
Ci sarà un ticket d'ingresso per le Dolomiti come a Venezia?
Al momento no. È una proposta sul tavolo, rilanciata da parte del settore alberghiero, ma le istituzioni sono prudenti e guardano con più favore a prenotazioni, tetti di presenze e app di gestione che a un pedaggio unico. Il dibattito è aperto, ma non c'è ancora nessun ticket attivo.
Quando è il periodo migliore per evitare la folla?
Tarda primavera e inizio autunno, in particolare fine settembre e inizio ottobre, offrono sentieri più liberi, aria tersa e i larici dorati. Anche nelle giornate di alta stagione, le prime ore del mattino e il tardo pomeriggio sono molto meno affollate rispetto alla fascia centrale.
Come si arriva alle Tre Cime senza usare l'auto?
In alta stagione conviene puntare sui bus di linea e sulle navette, ad esempio da Misurina, invece di prenotare la strada a pedaggio. Muoversi con i mezzi riduce il traffico e ti evita la caccia al parcheggio. Trovi tutti i dettagli nella nostra guida alle Dolomiti senza auto.