È il più esteso dei due parchi del Friuli-Venezia Giulia: 36.950 ettari fra la provincia di Pordenone e quella di Udine, nella Valcellina, nell'alta valle del Tagliamento e verso la Val Tramontina. La Regione lo ha istituito nel 1996.
La sua caratteristica è un'assenza: qui dentro non ci sono paesi e non ci sono strade che attraversino l'area protetta. Ci sono solo alcune vie di penetrazione in fondovalle e piste di servizio che non collegano fra loro le grandi vallate. Il parco si attraversa a piedi, e basta.
Queste montagne stanno a est del riquadro della nostra carta: qui trovi la scheda del parco, non le schede dei suoi sentieri. Sotto: come si visita, le cime e le valli, la roccia e il Vajont, i comuni e i centri visite, la fauna, la storia.
Un parco senza strade: come si visita
La rete dei sentieri è divisa in due. I percorsi tematici stanno vicino ai paesi, sono accessibili a tutti e alcuni anche a chi ha una disabilità: servono a capire il parco prima di entrarci. I sentieri primari, segnati con tabelle di legno e riportati sulle pubblicazioni dell'ente, attraversano le valli. Tutti gli altri tracciati sono più impegnativi, con segnavia scarsi o assenti: il parco li lascia così di proposito, per conservare l'alpinismo tradizionale e, insieme, per proteggere le aree più remote.
Le strutture d'appoggio sono casere, ricoveri e bivacchi, non alberghi: il parco chiede di usarle solo se serve davvero e di seguire gli avvisi esposti all'ingresso. In fondovalle ci sono parcheggi e aree di sosta segnalate: si lascia lì l'auto.
Il decalogo del visitatore, in sintesi:
- Cani: al guinzaglio; se incontri animali selvatici non avvicinarti e non spaventarli
- Fuochi: solo nelle aree attrezzate
- Fossili, rocce e minerali: non si raccolgono
- Tenda: piantala solo in caso di estrema necessità
- Funghi: serve un permesso rilasciato dagli enti competenti
- Droni: qualsiasi sorvolo, anche turistico, amatoriale o sportivo, va prima verificato e autorizzato dall'ente parco, scrivendo al suo indirizzo
- Rifiuti: si riportano a casa, anche quelli lasciati da altri se hai voglia di raccoglierli
- Ordigni bellici: se ne trovi uno non toccarlo, segnalalo al parco
- Sentieri: percorri preferibilmente quelli primari, segnati con le tabelle di legno
Le montagne, le valli e il Campanile di Val Montanaia
La cima più alta è il Cridola, 2.851 metri. Seguono la Cima dei Preti con 2.706, il Duranno con 2.652, i Monfalconi di Montanaia con 2.548, il Pramaggiore con 2.478, il Cornaget con 2.323, il Turlon con 2.312, le Caserine con 2.306, il Vacalizza con 2.266, il Borgà con 2.228, il Chiarescons con 2.168, la Vetta Fornezze con 2.110, il Ressetum con 2.067, il Dosaip con 2.062, il Raut con 2.025, il Castello con 1.923, il Toc con 1.921, la Frascola con 1.961.
Le valli e i corsi d'acqua che il parco elenca sono la Zemola, il Vajont, la Cimoliana, la Settimana, il Cellina, il Silisia, il Meduna, la Poschiadea, la Dria, il Giaf e il fiume Tagliamento. La Val Cimoliana è il cuore del parco.
Il suo simbolo è il Campanile di Val Montanaia: una torre di roccia isolata, al centro di un catino glaciale, circondata dalle guglie dei Monfalconi. Lo salirono per la prima volta, nel 1902, gli austriaci Saar e Von Glanvell, e da allora è una meta per chi arrampica. Più a sud, sul Monte Borgà, a quota 2.200 metri, c'è un fenomeno di erosione che da queste parti chiamano i libri di San Daniele: strati di roccia sfogliati come pagine. E a Casavento si vedono impronte fossili di dinosauro.
La roccia: faglie, ghiacciai e la frana del Vajont
La geologia di queste montagne è in movimento, e si legge sul posto. Tre grandi linee tettoniche attraversano la zona: la linea dell'Alto Tagliamento, il sovrascorrimento Monte Duranno-Alto Meduna e il sovrascorrimento Periadriatico, che si individua nella zona di Andreis, a sud del Monte Raut, dove disegna un paesaggio particolare. La roccia più diffusa è la Dolomia Principale, e le impronte di dinosauro del Triassico superiore sono diffuse su tutto il sistema.
I ghiacciai hanno occupato tutte le valli del comprensorio fino a qualche migliaio di anni fa: ne restano i circhi glaciali incisi nei fianchi, le morene e le piramidi di terra. Faglie, sovrascorrimenti e fratture si alternano a quei depositi.
Poi ci sono i depositi della frana del Monte Toc, quella del Vajont. Il parco li descrive come un esempio unico di evento franoso colossale, e insieme come il ricordo della catastrofe del 1963. Il punto informativo della diga del Vajont e il centro visite di Erto e Casso raccontano quella storia; il secondo è uno dei centri di documentazione più completi sul disastro.
I comuni e i centri visite
I comuni sono otto. In Valcellina, in provincia di Pordenone: Andreis, Cimolais, Claut, Erto e Casso. Nell'alta valle del Tagliamento, in provincia di Udine: Forni di Sopra e Forni di Sotto. Verso la Val Tramontina, di nuovo in provincia di Pordenone: Frisanco e Tramonti di Sopra.
Ogni comune ha il suo centro visite, con una mostra tematica diversa. A Cimolais, al piano terra dell'edificio che ospita anche la sede amministrativa del parco, c'è quello dedicato alla fauna: inaugurato nel 2008 e poi riallestito, ha un pavimento interattivo, i versi degli animali nei cassetti sonori e un plastico del perimetro del parco. A Poffabro, frazione di Frisanco e uno dei Borghi più belli d'Italia, il centro sta nella vecchia latteria e parla di arte casearia e alpeggio. A Barcis c'è il centro della Riserva Naturale Regionale Forra del Cellina, 304 ettari gestiti dallo stesso ente parco.
Le aperture sono stagionali: fine settimana per buona parte dell'anno e tutti i giorni nel cuore dell'estate. A Cimolais, nel 2026, l'apertura continuativa è andata dal 25 luglio al 6 settembre. Fuori da quei periodi controlla il calendario sul sito del parco prima di fare chilometri.
Fauna e flora: un'aquila per ogni valle
Il dato che il parco mette per primo è l'aquila reale: in ogni vallata si stima una coppia nidificante. Per l'ente è il segno che l'ambiente è in salute, perché un'aquila che occupa tutti i territori disponibili significa prede abbondanti.
Stabilmente ci sono camosci, caprioli, cervi, marmotte, galli cedroni e galli forcelli, e una colonia di stambecchi che il parco descrive in continua espansione.
La flora è ricca perché queste valli hanno fatto da rifugio durante le espansioni dei ghiacciai, e alcune specie sono rimaste isolate qui. Fra gli endemismi l'ente cita l'Arenaria huteri, la Gentiana froelichi, la pianella della Madonna (Cypripedium calceolus) e la Daphne blagayana, ritrovata in Italia nella zona del Raut e del Tramontino soltanto nel 1989.
Come è nato, e il Patrimonio UNESCO
L'idea è del 1973, con un documento intitolato Prime proposte per l'istituzione di un Parco in Alta Valcellina. Cinque anni dopo il Piano Urbanistico Regionale incluse quest'area fra quelle da proteggere. Fra il 1986 e il 1989 fu scritto il Piano di Conservazione e Sviluppo; nel 1990 i comuni di Andreis, Cimolais, Claut, Erto e Casso e Forni di Sopra lo adottarono e il parco nacque con il nome di Parco delle Prealpi Carniche. Nel 1991 si aggiunse Forni di Sotto. L'iniziativa, insomma, partì dai comuni.
Solo nel 1996 la Regione Friuli-Venezia Giulia, con la legge regionale 42 del 30 settembre, istituì definitivamente il Parco Naturale Regionale delle Dolomiti Friulane, in adeguamento alla legge quadro nazionale sulle aree protette.
Le sue montagne sono il sistema 4 delle Dolomiti UNESCO, Dolomiti Friulane e d'Oltre Piave: 21.461 ettari fra Pordenone, Udine e un lembo di Belluno, fra il Piave, l'alto Tagliamento, la Val Tramontina e la Val Cellina. Da nord a sud il sistema comprende il Cridola, i Monfalconi con il Campanile di Val Montanaia, gli Spalti di Toro, il gruppo del Duranno e la Cima dei Preti. Il parco fa parte anche della Rete Alpina delle Aree Protette e della rete dei Parchi Dolomitici messa in piedi dalla Fondazione UNESCO. Le regole degli altri parchi dolomitici, a confronto, sono nella guida ai parchi.
Domande frequenti
- Quanto è grande il Parco naturale delle Dolomiti Friulane?
- 36.950 ettari, come scrive l'ente nella pagina di presentazione. È il più esteso dei due parchi del Friuli-Venezia Giulia. Lo stesso ente gestisce anche la Riserva Naturale Regionale Forra del Cellina, altri 304 ettari.
- Qual è la cima più alta del parco?
- Il Cridola, 2.851 metri. Seguono la Cima dei Preti con 2.706 metri, il Duranno con 2.652 e i Monfalconi di Montanaia con 2.548.
- Si può attraversare il parco in auto?
- No. Dentro l'area protetta non ci sono strade di comunicazione né paesi: solo alcune vie di penetrazione in fondovalle e piste di servizio che non collegano fra loro le grandi vallate. Si lascia l'auto nei parcheggi e nelle aree di sosta segnalate e si prosegue a piedi.
- In quali comuni si entra nel parco?
- Otto: Andreis, Cimolais, Claut ed Erto e Casso in Valcellina, Forni di Sopra e Forni di Sotto nell'alta valle del Tagliamento, Frisanco e Tramonti di Sopra verso la Val Tramontina. I primi sei e gli ultimi due stanno in provincia di Pordenone, i due Forni in provincia di Udine.
- Dov'è la sede del parco e dove sono i centri visite?
- La sede amministrativa è a Cimolais, nello stesso edificio del centro visite dedicato alla fauna. Gli altri centri sono ad Andreis, Claut, Erto e Casso, Forni di Sopra, Forni di Sotto, Poffabro e Tramonti di Sopra, più quello della Riserva Forra del Cellina a Barcis. Le aperture sono stagionali.
- Si può piantare la tenda o raccogliere funghi?
- La tenda il parco chiede di piantarla solo in caso di estrema necessità. Per i funghi serve un permesso rilasciato dagli enti competenti. I fuochi si accendono solo nelle aree attrezzate, e fossili, rocce e minerali non si raccolgono.
- Che cos'è il Campanile di Val Montanaia?
- Una torre di roccia isolata in mezzo a un catino glaciale, circondata dalle guglie dei Monfalconi, in Val Cimoliana. È il simbolo del parco e fu salito per la prima volta nel 1902 dagli austriaci Saar e Von Glanvell.