Le Dolomiti stanno nel nord-est dell'Italia, a cavallo di cinque province e tre regioni. Non sono una catena sola, e questo è il motivo per cui la domanda «dove sono» non ha una risposta da un punto solo sulla carta.
La Fondazione che gestisce il bene UNESCO lo scrive in modo netto: non una catena ininterrotta di cime, ma nove sistemi montuosi separati fra loro da valli, fiumi e altri gruppi di montagne, distribuiti come un arcipelago su un'area alpina molto più larga. Fra un sistema e l'altro ci sono paesi, strade e a volte un'altra montagna che dolomitica non è.
Qui trovi i confini, le province, quali valli stanno dentro, perché la roccia le rende diverse dal resto delle Alpi e come si pronuncia il nome. Per guardarle tutte insieme c'è la carta delle Dolomiti; per arrivarci c'è la guida su come si arriva.
Dove sono, in poche righe
Nord-est dell'Italia, fra l'Alto Adige, il Trentino, il Bellunese e la punta occidentale del Friuli. Le province che il bene UNESCO attraversa sono cinque: Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento e Udine. Le regioni sono tre: Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia.
Se vuoi un perimetro, Visit Trentino lo disegna così: a nord il corso della Rienza e la Val Pusteria, a sud la Val Cismon e la Val di Fiemme, a ovest la Valle dell'Adige, a est il Piave e il Cadore. Dentro questo rettangolo irregolare non c'è una montagna sola: c'è un mosaico di massicci, altipiani, valli e passi.
Un'eccezione vale la pena dirla subito, perché confonde molti: le Dolomiti di Brenta stanno a ovest dell'Adige, in Trentino, e sono Dolomiti a pieno titolo. Sono il nono sistema del Patrimonio UNESCO, e ne abbiamo scritto nella guida alle Dolomiti di Brenta.
I nove sistemi, uno per uno
Il bene iscritto il 26 giugno 2009 misura 142.000 ettari di area principale ed è fatto di nove sistemi non confinanti fra loro, intesi come un insieme unitario. Le superfici e le province sono quelle delle nove schede della Fondazione, lette il 7 ottobre 2026:
Il più esteso sono le Dolomiti Settentrionali, il più piccolo è il Bletterbach, che è una gola e non un gruppo di cime. I nove sistemi, con quello che contengono, stanno nella pagina sulle Dolomiti Patrimonio UNESCO.
- Pelmo e Croda da Lago: 4.344 ettari, tutti in provincia di Belluno
- Marmolada: 2.208 ettari, fra Belluno e Trento
- Pale di San Martino, San Lucano, Dolomiti Bellunesi e Vette Feltrine: 31.666 ettari fra Belluno e Trento, il secondo per estensione
- Dolomiti Friulane e d'Oltre Piave: 21.461 ettari fra Pordenone e Udine, con una piccola parte nel Bellunese
- Dolomiti Settentrionali: 53.586 ettari fra Belluno e Bolzano, il più esteso dei nove
- Puez-Odle: 7.930 ettari, tutti in provincia di Bolzano
- Sciliar-Catinaccio e Latemar: 9.302 ettari fra Trento e Bolzano
- Bletterbach: 271 ettari in provincia di Bolzano, il più piccolo
- Dolomiti di Brenta: 11.135 ettari, tutti in Trentino
Quali valli sono dentro, e fra quali città
Le valli che la gente associa alle Dolomiti sono quelle che stanno ai piedi dei sistemi. Sul versante altoatesino: la Val Gardena e l'Alta Badia attorno al Puez-Odle e al Sella, la Val di Funes sotto le Odle, l'Alpe di Siusi sotto lo Sciliar, la Val Pusteria e la Val di Sesto a nord. Sul versante trentino: la Val di Fassa fra Catinaccio, Sella e Marmolada, la Val di Fiemme sotto il Latemar, il Primiero sotto le Pale di San Martino. Sul versante veneto: Cortina d'Ampezzo con le Tofane e il Cristallo, il Cadore, l'Agordino, la Val di Zoldo sotto il Pelmo e il Civetta.
Le città vere stanno tutte fuori, sul bordo. Bolzano e Trento sono a ovest, nella Valle dell'Adige; Belluno a sud; Bressanone e Brunico a nord. Venezia, Verona e Innsbruck sono le porte più lontane.
Per dare un ordine di grandezza: l'ente turistico di Cortina dichiara 162 chilometri dall'aeroporto di Venezia, 130 da Treviso, 170 da Innsbruck e 260 da Verona. L'azienda turistica della Val di Fassa dichiara 40 chilometri dall'aeroporto di Bolzano, 175 da Venezia e 320 da Monaco di Baviera. Sono distanze stradali, non in linea d'aria, e dicono una cosa sola: le Dolomiti si raggiungono in poche ore da mezza Europa, ma dentro le valli le distanze si allungano.
Sono Alpi, ma non sembrano Alpi: la dolomia
Sì, le Dolomiti sono Alpi: fanno parte delle Alpi Orientali italiane. Quello che le distingue non è la posizione, è la roccia.
Si chiama dolomia ed è un carbonato doppio di calcio e magnesio. Fu studiata a fine Settecento dal naturalista francese Déodat de Dolomieu, e da lui presero il nome sia il minerale sia le montagne. È per questo che il nome di queste cime è il nome di una persona, cosa rara in geografia.
La dolomia si comporta diversamente dal granito o dagli scisti delle Alpi occidentali. Si rompe lungo piani verticali e regge pareti altissime senza sbriciolarsi: da qui i bastioni che si alzano di colpo dai pascoli, le torri, le guglie, i pinnacoli. La Fondazione UNESCO scrive che alcune pareti superano i 1.500 metri di sviluppo verticale e sono fra le più alte pareti calcaree che esistano al mondo.
Ed è chiara. È il colore pallido della dolomia che ha dato alle Dolomiti il soprannome di Monti Pallidi, e che fa da schermo alla luce del tramonto.
Prima erano un mare tropicale
Il secondo motivo per cui l'UNESCO le ha riconosciute, dopo la bellezza del paesaggio, è geologico. Negli strati di queste montagne si leggono circa 250 milioni di anni di storia della Terra, e si leggono in ordine.
Quello che oggi sta a tremila metri era il fondo e il bordo di mari poco profondi: conchiglie, coralli e alghe che si accumulavano e si cementavano. La Fondazione li chiama atolli fossili, cioè piattaforme carbonatiche conservate con dentro il rapporto fra la scogliera e il bacino che la circondava. Poi il movimento delle placche ha sollevato tutto, e ghiacciai, acqua e vento hanno scavato le forme che vedi.
C'è un dettaglio che rende queste rocce importanti ben oltre il turismo: conservano la prova di come la vita marina si sia ricostruita nel Triassico, subito dopo la più grande estinzione di massa registrata nella storia della vita sulla Terra. Per questo le Dolomiti sono un riferimento internazionale per la stratigrafia del Triassico.
Le regole di chi cammina dentro i parchi che tutelano queste rocce, fossili e minerali compresi, stanno nella guida ai parchi naturali.
L'enrosadira: perché diventano rosse
All'alba e soprattutto al tramonto la dolomia cambia colore. Il portale turistico dell'Alto Adige descrive il fenomeno così: le cime, le guglie e le pareti dei massicci cambiano colore per un tempo breve e si accendono come braci, dal rosa-arancio al rosso fuoco al violetto, fino al calare del sole.
Il nome è ladino: enrosadira, cioè «farsi rosa». È una parola della lingua parlata in Val Gardena, in Val Badia e in Val di Fassa, e non ha un equivalente in italiano.
Dura pochi minuti e dipende da dove sei e da dove sta il sole. Quando conviene mettersi davanti a una parete, e quali sono i versanti che si accendono per primi, è nella guida su alba e tramonto.
Quanto sono alte: la Marmolada
La cima più alta è Punta Penia, in Marmolada: 3.343 metri. La scheda del sistema 2 della Fondazione la chiama la montagna più alta del Patrimonio Mondiale delle Dolomiti, e il sistema nel suo insieme porta il soprannome di Regina delle Dolomiti. Sul versante nord c'è il ghiacciaio più esteso delle Dolomiti.
La seconda è l'Antelao, 3.264 metri, nelle Dolomiti di Cadore, dentro il sistema delle Dolomiti Settentrionali. Poi si scende: parecchie cime stanno fra i 3.100 e i 3.250 metri, dalle Tofane al Cristallo al Civetta al Sassolungo.
Rispetto alle Alpi occidentali sono montagne più basse. Il Monte Bianco e il Monte Rosa superano i quattromila metri. Quello che cambia il colpo d'occhio è il salto: qui le pareti partono da valli a 1.000-1.500 metri e salgono di netto, senza quote intermedie. La scheda della Marmolada racconta il gruppo da vicino.
Come si pronuncia «Dolomiti»
È una domanda che arriva soprattutto dall'estero, e la risposta cambia da lingua a lingua.
In italiano si dice Dolomiti, con l'accento sulla i: do-lo-MÌ-ti. In tedesco, la lingua di casa in mezza Val Pusteria e in Val Gardena, sono le Dolomiten: do-lo-MÌ-ten. In ladino si dice Dolomites. In inglese il nome è Dolomites e l'accento si sposta all'inizio: DOL-o-mites.
La roccia, in italiano, è la dolomia, con l'accento sulla i finale: do-lo-MÌ-a. In inglese invece roccia e minerale si chiamano entrambi dolomite, con lo stesso nome delle montagne, e questo spiega perché chi cerca in inglese «dolomites rocks» a volte intenda le cime e a volte il sasso.
Domande frequenti
In che regione sono le Dolomiti?
In tre regioni: Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. Le province toccate dal bene UNESCO sono cinque: Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento e Udine. Non esiste una sola regione delle Dolomiti, ed è il motivo per cui regole, trasporti e biglietti cambiano passando da una valle all'altra.
Le Dolomiti fanno parte delle Alpi?
Sì. Sono un insieme di gruppi montuosi delle Alpi Orientali italiane. La differenza con il resto delle Alpi non è geografica ma geologica: sono fatte in gran parte di dolomia, una roccia chiara che regge pareti verticali e produce torri, guglie e bastioni, forme che altrove nelle Alpi non si trovano con questa densità.
Qual è la cima più alta delle Dolomiti?
Punta Penia, in Marmolada, 3.343 metri: la Fondazione Dolomiti UNESCO la indica come la montagna più alta del bene. La seconda è l'Antelao, 3.264 metri, nelle Dolomiti di Cadore. Sul versante nord della Marmolada c'è il ghiacciaio più esteso delle Dolomiti.
Quanto sono estese le Dolomiti UNESCO?
L'area principale del bene misura 142.000 ettari, divisi in nove sistemi montuosi non confinanti fra loro. Il più esteso sono le Dolomiti Settentrionali, con 53.586 ettari fra Belluno e Bolzano; il più piccolo è il Bletterbach, 271 ettari in provincia di Bolzano, che è una gola scavata da un torrente e non un gruppo di cime.
Perché si chiamano Dolomiti?
Dal naturalista francese Déodat de Dolomieu, che a fine Settecento studiò la roccia di queste montagne, un carbonato doppio di calcio e magnesio. Da lui presero il nome sia il minerale, la dolomia, sia le montagne stesse. Per il colore chiaro della roccia sono chiamate anche Monti Pallidi.
Cos'è l'enrosadira?
È il nome ladino del fenomeno per cui all'alba e soprattutto al tramonto le pareti di dolomia cambiano colore per pochi minuti, dal rosa-arancio al rosso fuoco al violetto. La parola significa «farsi rosa» e viene dal ladino parlato in Val Gardena, in Val Badia e in Val di Fassa.
Le Dolomiti di Brenta sono Dolomiti?
Sì. Stanno a ovest del fiume Adige, interamente in Trentino, e sono il nono sistema del Patrimonio Mondiale UNESCO, con 11.135 ettari di area principale. Sono separate dagli altri otto sistemi, come del resto lo sono fra loro gli altri: il bene è fatto di gruppi non confinanti, non di una catena continua.