È l'unico parco nazionale delle Dolomiti. Si estende per poco più di 31.000 ettari in provincia di Belluno, fra la valle del Cismon a ovest e quella del Piave a est, con due propaggini a nord: la Val Pramper, in Val di Zoldo, e il basso Agordino. I comuni interessati sono quindici.
Non somiglia agli altri parchi dolomitici. Qui non ci sono paesi, impianti di risalita o strade che attraversino l'area protetta: dentro i confini passano solo la provinciale della Valle del Mis e la statale 203 Agordina, e le strade forestali sono chiuse alle auto. Il parco va dai 412 metri del fondovalle ai 2.565 della Schiara, e in quel dislivello ci stanno i boschi di latifoglie, le faggete, i pascoli d'alta quota e le crode.
Qui sotto trovi com'è fatto, da quali valli si entra e dove si lascia l'auto, le regole che cambiano da zona a zona e cosa si vede davvero.
Come è fatto: le montagne, i boschi, le quote
I gruppi montuosi, come li elenca l'ente, sono le Alpi Feltrine (Vette di Feltre, Cimonega, Pizzocco-Brendol-Agnelezze), il Pizzon-Feruch-Monti del Sole fra le valli del Mis e del Cordevole, la Schiara-Pelf e la Talvéna nel settore nordorientale, il Pramper e lo Spiz di Mezzodì. La cima più alta è la Schiara, 2.565 metri; seguono il Sass de Mura con 2.550, la Talvéna con 2.542, il Castello di Moschesin con 2.499, il Pramper con 2.409 e il Paviòne con 2.335.
Quasi il 60 per cento della superficie è bosco: più di 18.000 ettari. Gli ambienti rocciosi occupano oltre un quarto dell'area, 8.700 ettari; prati e pascoli il 12 per cento, 3.800 ettari; torrenti e laghi appena l'1 per cento. Strade e centri abitati, scrive il parco, hanno una superficie trascurabile.
I torrenti principali sono il Cordévole, il Mis, il Caoràme, lo Stién, la Falcìna, l'Ardo, il Vescovà e la Prampèra: sono loro ad aver inciso le valli da cui oggi si entra.
Erera, i Piani Eterni e la Val Canzoi
Il luogo più particolare del parco è l'altopiano carsico Erera - Piani Eterni. Sono due cose diverse attaccate l'una all'altra: la conca pascoliva di Erera, un pezzo di prateria alpina piatta con le casere, e l'altopiano dei Piani Eterni, una distesa di Calcari Grigi lavorata dal carsismo, con crepacci, inghiottitoi e campi solcati, coperta da un intrico di pino mugo, salici e rododendri. L'ente lo definisce inaccessibile, e sotto ci sono grotte: la cavità più profonda arriva quasi a mille metri.
Ci si arriva dalla Val Canzoi, dal Lago della Stua, per la mulattiera 802. È un itinerario impegnativo: mille metri di dislivello, e non ci sono scorciatoie in auto, perché le piste forestali sono chiuse al traffico.
La Val Canzoi da sola vale una giornata più facile. Dalla pedemontana fra Feltre e Belluno si sale a Soranzén e si segue la valle fino a Preton, dove c'è il parcheggio. Da lì parte un anello di 8,4 chilometri attorno al Lago della Stua, quattro ore, difficoltà escursionistica, consigliato da marzo a ottobre, con dieci pannelli lungo il percorso.
Da dove si entra e dove si lascia la macchina
Le due porte sono Belluno e Feltre, a meno di cento chilometri da Venezia, entrambe sulla ferrovia Padova-Belluno. Dolomitibus serve tutti e quindici i comuni del parco. In auto si arriva per l'A27 e poi si imbocca una delle valli: oltre alla provinciale della Valle del Mis e alla statale 203 Agordina, dentro l'area non ci sono altre strade di penetrazione.
Le valli di accesso che il parco segnala sono la Val Canzoi a Cesiomaggiore, la Val di Lamen e la Valle di San Martino sopra Feltre, la Valle del Mis, la Valle dell'Ardo sopra Belluno, Cajada e la Val del Grisol a Longarone, la Val Pramper in Val di Zoldo. Il fondovalle si percorre in auto fino ai parcheggi di testata; da lì si cammina.
I punti informativi stanno alle porte: Pian d'Avena a Pedavena, Candaten a Sedico, Pian Falcina a Sospirolo, dove ci sono anche l'area camper e il giardino botanico dei Cadini del Brenton. A Belluno c'è il Museo Naturalistico Dolomiti Bellunesi, a Cesiomaggiore il centro di educazione ambientale La Santina e il museo etnografico provinciale. Orari e costi non sono pubblicati sulla pagina del parco: conviene chiamare prima.
Le regole: zone, bici, funghi
Il Piano del Parco divide il territorio in quattro zone. La A è riserva integrale e copre circa 2.500 ettari: parte delle Vette Feltrine fino alla Piazza del Diavolo, la zona dei Caserin nel Cimonega, il Monte Brendol, i Piani Eterni, il Monte Talvena. La B, riserva generale orientata, è la maggior parte del parco. La C sono le aree di protezione ai confini, dove continuano agricoltura e selvicoltura. La D, dove la presenza dell'uomo è maggiore, si limita al passo Croce d'Aune, ai nuclei abitati della Val Cordevole e a una fascia della Val del Mis.
Dove si cammina cambia poco: nelle riserve integrali e nelle riserve generali orientate di tipo B2 si resta sui sentieri già esistenti, nel resto del parco ci si muove liberamente. L'ente è esplicito su tre divieti: niente torrentismo, niente mountain bike fuori dalle strade silvo-pastorali, speleologia solo per motivi di studio e concordata con il parco. L'equitazione è ammessa su gran parte del territorio, escluse le zone più sensibili.
I funghi, le erbe medicinali e i frutti di bosco si raccolgono solo fuori dalle riserve, e solo se sei residente, proprietario di un immobile o originario di uno dei comuni del parco, seguendo le norme della Regione Veneto. Il Regolamento del Parco, in vigore dal 7 ottobre 2021, contiene il resto. La sorveglianza è dei Carabinieri, con il Reparto Parco di Feltre e i nuclei di Pian d'Avena, Sospirolo, Longarone e Candaten. Le regole comuni a tutti i parchi dolomitici, cane e drone compresi, sono nella guida ai parchi.
Cosa ci vive: la campanula, i rapaci, il ritorno dei grandi
La flora è il motivo per cui il parco esiste: oltre 1.400 specie vascolari, con rarità e specie di interesse biogeografico. Il simbolo è la campanula di Moretti, endemica delle Dolomiti, dai fiori violetti: fiorisce dopo la metà di luglio sulle rupi umide sopra i 1.000-1.200 metri.
Fra gli animali sono ben rappresentate tutte le specie alpine, ungulati, rapaci e tetraonidi, con una fauna di invertebrati ricca di endemismi. L'ente segnala anche il ritorno spontaneo di alcuni esemplari di lince e di orso: sono passaggi, non popolazioni stabili.
Per vedere qualcosa senza fatica, la Val Canzoi è la scelta del parco: le pozze laterali al torrente Caorame e le lame di S. Eustacchio, in primavera, con rospo comune, salamandra pezzata, tritone alpestre e rana montana, e poi merlo acquaiolo, ballerina gialla e caprioli nei prati. Stivali e un manuale degli anfibi, suggerisce la scheda. Sugli altri animali delle Dolomiti c'è la guida alla fauna.
Come è nato e il legame con il Patrimonio UNESCO
Il parco è stato istituito con decreto ministeriale del 20 aprile 1990; l'Ente Parco che lo gestisce è nato il 12 luglio 1993 con un decreto del Presidente della Repubblica e ha sede a Feltre. Sedicimila dei 31.000 ettari erano già otto riserve naturali, inserite nella rete delle riserve biogenetiche del Consiglio d'Europa e gestite dal Reparto Carabinieri Biodiversità di Belluno. Circa metà del territorio è demaniale: lo Stato lo aveva comprato vent'anni prima che il parco nascesse.
Il parco e il Patrimonio UNESCO non coincidono. Il sistema 3 delle Dolomiti UNESCO, Pale di San Martino, San Lucano, Dolomiti Bellunesi e Vette Feltrine, misura 31.666 ettari fra Belluno e Trento ed è il secondo per estensione: comprende le Vette Feltrine, il Cimonega con Erera e Brendol, i Monti del Sole, la Schiara e la Talvena con la Gusela del Vescovà, il Monte Pizzocco, ma anche le Pale di San Martino e la Civetta, che nel parco non sono. La Fondazione scrive che gran parte di quel sistema sta dentro due aree protette: questo parco e il Paneveggio-Pale di San Martino.
Domande frequenti
- Quanto è grande il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi?
- Poco più di 31.000 ettari, come scrive l'ente nella carta d'identità. Sedicimila erano già riserve naturali prima che il parco nascesse. Il territorio va dai 412 ai 2.565 metri di quota.
- Qual è la cima più alta del parco?
- La Schiara, 2.565 metri. Le altre cime principali elencate dal parco sono il Sass de Mura (2.550 m), la Talvéna (2.542 m), il Castello di Moschesin (2.499 m), il Pramper (2.409 m) e il Paviòne (2.335 m).
- Da dove si entra nel parco?
- Le basi sono Belluno e Feltre, collegate in treno sulla linea Padova-Belluno. Da lì si imbocca una delle valli: Val Canzoi, Val di Lamen, Valle di San Martino, Valle del Mis, Valle dell'Ardo, Cajada, Val del Grisol, Val Pramper. Dentro il parco passano solo la provinciale della Valle del Mis e la statale 203 Agordina.
- Si arriva in auto ai Piani Eterni?
- No. Si lascia la macchina in Val Canzoi, al Lago della Stua, e si sale a piedi per la mulattiera 802: mille metri di dislivello, itinerario che il parco definisce impegnativo. Le piste forestali sono chiuse al traffico.
- Si può andare in mountain bike nel parco?
- Solo sulle strade silvo-pastorali. Fuori da quelle, la bici sui sentieri è vietata, insieme al torrentismo. La speleologia è ammessa solo per motivi di studio e va concordata con il parco.
- Chi può raccogliere funghi nel parco?
- Solo i residenti, i proprietari di immobili e gli originari dei comuni del parco, e solo fuori dalle riserve integrali e generali orientate. Valgono le norme della Regione Veneto e i regolamenti delle comunità montane.
- Il parco fa parte delle Dolomiti UNESCO?
- In parte. Le sue montagne stanno nel sistema 3 del Patrimonio, Pale di San Martino, San Lucano, Dolomiti Bellunesi e Vette Feltrine, che misura 31.666 ettari ed è condiviso con il Parco Paneveggio-Pale di San Martino. I confini del parco e quelli del Patrimonio non sono gli stessi.