Il primo incontro non lo dimentichi. Stai camminando su un pendio di pascoli, il sole è alto, e all'improvviso senti un fischio acuto che ti buca le orecchie. Ti guardi intorno e non vedi nessuno. Poi, su un masso a cinquanta metri, una sagoma marrone si drizza sulle zampe posteriori e ti fissa. È una marmotta, e ti ha visto molto prima che tu vedessi lei.
L'estate è la stagione giusta per incontrare gli animali delle Dolomiti. Le marmotte sono sveglie dopo il letargo, i camosci salgono in quota per il fresco, i cuccioli nati in primavera seguono le madri sui pascoli e i rapaci volteggiano sulle correnti calde del pomeriggio. Serve solo sapere dove guardare e a che ora.
In questa guida ti racconto quali animali puoi davvero incontrare, come distinguere quelli che si somigliano, dove cercarli valle per valle e a che ora conviene uscire. E soprattutto come osservarli senza disturbarli, che è la parte che troppo spesso viene saltata.
La marmotta, la regina dell'estate
È l'animale che quasi certamente incontrerai, ed è anche il più facile da avvistare. La marmotta alpina vive nei pascoli tra i 1.500 e i 2.700 metri, in colonie familiari che scavano tane profonde sotto i massi. D'estate passa le giornate a mangiare erba per accumulare il grasso che le servirà nei sei mesi di letargo, da ottobre ad aprile.
Il fischio che senti non è un saluto: è un allarme. Una sentinella resta di guardia mentre le altre mangiano, e quando vede un pericolo, che sia un'aquila o un escursionista, lancia il segnale e tutta la colonia sparisce nelle tane in pochi secondi. Se ti fermi e resti immobile, dopo qualche minuto le vedrai riaffacciarsi: la curiosità vince quasi sempre sulla paura.
Le trovi ovunque ci siano pascoli aperti con massi e detriti. I posti più affidabili sono l'Alpe di Siusi, i prati sotto le Odle in Val di Funes, la Vallunga e gli altipiani attorno ai grandi rifugi. Cerca i mucchi di terra smossa davanti alle tane: se ci sono, la colonia è lì.
Camoscio e stambecco: come distinguerli
Sono i due grandi ungulati delle Dolomiti e vengono confusi di continuo, ma una volta che sai cosa guardare non sbagli più. Il camoscio è più snello ed elegante, pesa 30-50 chili, ha il muso chiaro attraversato da una vistosa mascherina scura che gli passa sugli occhi, e porta corna sottili e corte che finiscono con un uncino all'indietro. Si muove nervoso, scatta, sparisce dietro un costone.
Lo stambecco è tutta un'altra cosa: massiccio, tozzo, fino a 100 chili, con le corna del maschio lunghe anche un metro e segnate da nodi trasversali. Ed è molto meno diffidente: capita di incontrarlo che continua a brucare a pochi metri, come se non ti riguardasse. Fu cacciato fino quasi all'estinzione e reintrodotto nel Novecento; oggi lo si trova soprattutto nell'area protetta del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, nel gruppo della Marmolada e in alcune zone del Trentino.
D'estate entrambi salgono in quota per sfuggire al caldo e agli insetti, quindi cercali sopra il limite del bosco, tra le rocce e le praterie d'alta quota. Le femmine stanno in gruppo con i piccoli dell'anno, i maschi adulti spesso da soli o in piccoli branchi separati. Un binocolo cambia completamente le probabilità: a occhio nudo, su una parete lontana, sembrano sassi.
- Camoscio: snello, mascherina scura sul muso, corna corte a uncino, molto diffidente.
- Stambecco: massiccio, corna lunghe e nodose nel maschio, poco timoroso dell'uomo.
- Entrambi d'estate stanno sopra il limite del bosco, spesso oltre i 2.000 metri.
- Le femmine con i piccoli formano gruppi; i maschi adulti restano più isolati.
Il cielo: aquile, gipeti e gracchi
L'aquila reale è la regina dei cieli dolomitici e ogni coppia difende un territorio di decine di chilometri quadrati. La riconosci dall'apertura alare di oltre due metri e dal volo circolare, lento, che sfrutta le correnti ascensionali del pomeriggio. Se vedi un rapace davvero grande che plana senza battere le ali sopra una parete, sono buone probabilità che sia lei.
Ma l'incontro più emozionante è un altro. Il gipeto, l'avvoltoio degli agnelli, con quasi tre metri di apertura alare è il più grande uccello delle Alpi. Era stato sterminato e considerato estinto sull'arco alpino, poi un progetto di reintroduzione partito negli anni Ottanta lo ha riportato a volare: oggi nidifica di nuovo anche sulle Dolomiti. Si nutre quasi solo di ossa, che lascia cadere sulle rocce per spezzarle.
Poi c'è quello che incontrerai di sicuro, perché sarà lui a cercare te: il gracchio alpino, nero con becco giallo e zampe rosse, che frequenta le terrazze dei rifugi in stormi rumorosi aspettando le briciole. Guardalo pure, ma non dargli da mangiare: ci arriveremo tra poco.
Nel bosco e sui pascoli: cervi, caprioli e i piccoli abitanti
Sotto il limite degli alberi il ritmo cambia. Il cervo e il capriolo escono all'alba e al tramonto ai margini del bosco e nelle radure: di giorno restano nel folto e difficilmente li vedrai. Il cervo è grande, con i palchi ramificati nel maschio; il capriolo è piccolo, agile, con una macchia bianca sul posteriore che lampeggia quando fugge. Il bramito autunnale dei cervi è un'altra storia, e arriva a settembre.
Tra i più piccoli c'è la salamandra alpina, nera e lucida, che compare sui sentieri umidi dopo la pioggia e cammina lentissima: è totalmente innocua e va lasciata in pace, perché è protetta. E poi l'ermellino, che d'estate è marrone con il ventre bianco e la punta della coda nera, e che d'inverno diventa completamente bianco: velocissimo, lo vedi per un attimo mentre attraversa una pietraia.
Sui pascoli d'alta quota incontrerai anche molte mucche, cavalli e pecore: non sono fauna selvatica ma alpeggio, cioè bestiame che passa l'estate in quota. Vale comunque una regola: non passare in mezzo a una mandria, non avvicinarti ai vitelli, e tieni il cane al guinzaglio, perché le vacche difendono i piccoli e possono caricare.
L'orso e il lupo: cosa sapere davvero
Sulle Dolomiti occidentali, in particolare nel Parco Naturale Adamello Brenta delle Dolomiti di Brenta, vive una popolazione di orso bruno reintrodotta a partire dagli anni Novanta. Il lupo, dal canto suo, è tornato spontaneamente su buona parte dell'arco alpino. Sono entrambi animali schivi, che percepiscono la nostra presenza molto prima che noi percepiamo la loro, e che nella quasi totalità dei casi si allontanano senza farsi vedere.
Gli incontri sui sentieri battuti sono rarissimi. Le regole di buon senso restano poche e semplici: fai un po' di rumore quando cammini in zone boscose e isolate, non lasciare mai cibo o rifiuti in giro, tieni il cane al guinzaglio e non avvicinarti mai a un cucciolo, perché la madre è quasi sempre nei paraggi. Se dovessi incontrare un orso, non correre e non urlare: allontanati con calma facendoti notare, dandogli la via di fuga.
Le autorità locali pubblicano indicazioni aggiornate zona per zona, e nei periodi in cui un animale è segnalato vicino a un sentiero può scattare una chiusura temporanea. Vale la pena controllare i cartelli e i siti dei parchi prima di partire, soprattutto in Trentino occidentale.
Quando uscire e cosa portare
L'orario conta più del posto. Gli animali sono attivi soprattutto nelle prime ore dopo l'alba e nelle ultime prima del tramonto: nel mezzo della giornata, con il sole alto e i sentieri affollati, si spostano al fresco e al riparo. Se vuoi vedere qualcosa, parti presto. È lo stesso consiglio che vale per evitare la folla, quindi guadagni due volte.
Le tre cose che fanno la differenza sono il silenzio, la pazienza e un binocolo. Anche piccolo, 8x o 10x, cambia tutto: molti avvistamenti avvengono a centinaia di metri, su pendii che a occhio nudo sembrano vuoti. Fermati ogni tanto e osserva davvero un versante per qualche minuto invece di camminare e basta: è così che si vedono i camosci.
Il periodo migliore va da giugno a settembre, quando i pascoli alti sono liberi dalla neve e i cuccioli sono fuori. Per organizzare le giornate parti dalla nostra guida su quando andare nelle Dolomiti, e se cammini con i più piccoli quella sulle Dolomiti con i bambini: le marmotte sono, senza gara, l'attrazione che li conquista di più.
- Esci all'alba o nel tardo pomeriggio: nelle ore centrali gli animali si nascondono.
- Porta un binocolo 8x o 10x: raddoppia le probabilità di avvistamento.
- Cammina in silenzio e fermati spesso a osservare i versanti.
- Vesti colori neutri e non usare droni: sono vietati nei parchi e spaventano la fauna.
- Da giugno a settembre i pascoli alti sono il posto giusto.
Le regole per non fare danni
C'è una cosa che sembra un gesto gentile ed è invece il danno più grande: dare da mangiare agli animali. Il cibo umano fa male al loro organismo, li abitua a cercare le persone e li rende dipendenti, aggressivi o vulnerabili. Una marmotta che si avvicina ai sentieri per il pane è una marmotta che non sopravviverà bene all'inverno, e un gracchio nutrito è uno stormo che assedierà la terrazza del rifugio. Vale per tutti, nessuno escluso.
Le altre regole sono semplici quanto importanti. Resta sui sentieri segnati, perché fuori traccia si calpestano tane e nidi. Tieni la distanza e usa lo zoom invece di avvicinarti. Non raccogliere e non toccare i cuccioli apparentemente soli: la madre è quasi sempre lì vicino e l'odore umano può farla desistere. Tieni il cane al guinzaglio, sempre: anche il più tranquillo, per un camoscio o una marmotta, è un predatore.
E porta via tutto quello che hai portato su, bucce e fazzoletti compresi. In quota i tempi di decomposizione si allungano moltissimo e i rifiuti attirano gli animali verso i sentieri. Sono gesti minimi che, moltiplicati per i milioni di visitatori che ogni anno salgono su queste montagne, fanno tutta la differenza.
Domande frequenti
Quali animali si vedono più facilmente sulle Dolomiti in estate?
La marmotta è di gran lunga l'animale più facile da avvistare: vive nei pascoli tra i 1.500 e i 2.700 metri ed è attiva tutto il giorno. Seguono il gracchio alpino, che frequenta le terrazze dei rifugi, e i camosci, visibili con un binocolo sui pendii sopra il limite del bosco.
A che ora conviene uscire per vedere gli animali?
Nelle prime ore dopo l'alba e nelle ultime prima del tramonto. Nel mezzo della giornata la maggior parte degli animali si sposta all'ombra e lontano dai sentieri affollati. Cervi e caprioli, in particolare, escono allo scoperto quasi solo in queste due finestre.
Come si distingue un camoscio da uno stambecco?
Il camoscio è snello, pesa 30-50 kg, ha una mascherina scura sul muso chiaro e corna corte a uncino, ed è molto diffidente. Lo stambecco è massiccio, arriva a 100 kg, ha corna lunghe e nodose nel maschio e si lascia avvicinare molto più facilmente.
Dove si vedono le marmotte sulle Dolomiti?
Nei pascoli aperti con massi e pietraie tra i 1.500 e i 2.700 metri. Zone affidabili sono l'Alpe di Siusi, i prati sotto le Odle in Val di Funes, la Vallunga e gli altipiani attorno ai grandi rifugi. Cerca i cumuli di terra smossa davanti alle tane.
È pericoloso incontrare orsi o lupi sulle Dolomiti?
Gli incontri sui sentieri battuti sono rarissimi: entrambi sono animali schivi che si allontanano prima di essere visti. L'orso vive soprattutto nel Parco Adamello Brenta, sulle Dolomiti di Brenta. Basta fare un po' di rumore nei boschi isolati, non lasciare cibo e tenere il cane al guinzaglio.
Si possono dare da mangiare agli animali selvatici?
No, mai. Il cibo umano danneggia il loro organismo e li abitua a cercare le persone, rendendoli dipendenti e più vulnerabili all'inverno. Vale per marmotte, gracchi e ungulati: osservarli da lontano è l'unico modo corretto di interagire.
Serve un binocolo per vedere la fauna delle Dolomiti?
Non è indispensabile per le marmotte, che si avvistano a occhio nudo, ma cambia tutto per camosci, stambecchi e rapaci: molti avvistamenti avvengono a centinaia di metri. Un modello leggero 8x o 10x è più che sufficiente in escursione.
Perché le marmotte fischiano?
Il fischio è un segnale d'allarme, non un richiamo. Mentre la colonia mangia, una sentinella resta di guardia e avvisa le altre quando avvista un pericolo, che sia un'aquila o un escursionista. Restando immobili e in silenzio, dopo qualche minuto le si vede riaffacciare dalle tane.
Quando vanno in letargo le marmotte?
Da ottobre ad aprile, per circa sei mesi. Per questo d'estate passano gran parte della giornata a mangiare: devono accumulare le riserve di grasso che le porteranno fino alla primavera successiva. In settembre inoltrato gli avvistamenti iniziano a diradarsi.
Il gipeto è tornato davvero sulle Dolomiti?
Sì. Il gipeto, il più grande uccello delle Alpi con quasi tre metri di apertura alare, era stato sterminato e considerato estinto sull'arco alpino. Un progetto di reintroduzione avviato negli anni Ottanta lo ha riportato a nidificare, anche sulle Dolomiti.
