Il Parco naturale Paneveggio-Pale di San Martino misura 19.726 ettari in sette comuni del Trentino, e il 64 per cento sta nel solo comune di Primiero San Martino di Castrozza. L'ha istituito la Provincia autonoma di Trento nel 1988, con la legge provinciale 18, poi sostituita dalla legge provinciale 11 del 2007.
Mette insieme due montagne che non si somigliano. A est ci sono le Pale di San Martino, dolomia chiara, il gruppo più esteso delle Dolomiti secondo l'Ente Parco, con un altopiano che sta fra i 2.500 e i 2.700 metri. A ovest ci sono i porfidi del Lagorai e di Cima Bocche, rocce vulcaniche scure, più vecchie di cinquanta milioni di anni. In mezzo, nel fondovalle del Travignolo, c'è la foresta di Paneveggio.
Qui trovi i dati, com'è fatto, cosa ci si vede e soprattutto come ci si muove: in questo parco le strade chiuse e i parcheggi a pagamento li decide l'Ente Parco, e le regole cambiano fra giugno e settembre. Le regole comuni a tutti i parchi dolomitici sono nella guida ai parchi naturali delle Dolomiti.
Due montagne in un parco solo
Il settore orientale è dolomitico. L'Ente Parco ne descrive la parte trentina delle Pale di San Martino, che chiama il gruppo montuoso più esteso delle Dolomiti, circa 240 chilometri quadrati. L'altopiano centrale, in parte nel parco, è lungo circa dieci chilometri e largo cinque e si distende fra i 2.500 e i 2.700 metri. Fra le principali cime il parco elenca la Vezzana, 3.192 metri, il Cimon della Pala, 3.184, la Cima Canali, 2.900, e il Sass Maor, 2.812.
Il settore occidentale è vulcanico. Il Lagorai e il massiccio di Cima Bocche sono le ultime propaggini della Piattaforma porfirica atesina, una successione di ignimbriti, lave e depositi epiclastici deposta nel Permiano, fra 290 e 274 milioni di anni fa. La cima più alta di quel complesso è la Cima Cece, 2.754 metri, al limite occidentale del parco. C'è poi un terzo gruppo, quello di Cima d'Arzon, fatto di rocce metamorfiche.
La roccia che tiene insieme le Pale è la Formazione dello Sciliar: dolomie chiare e massicce, depositate circa 239 milioni di anni fa, con spessori che si avvicinano al migliaio di metri. È quella che fa il Cimon della Pala, il Mulaz, la Vezzana e tutto l'altopiano.
La foresta che diventa violini
Più di metà del territorio del parco è bosco. La foresta di Paneveggio misura circa 2.700 ettari ed è fatta per l'85 per cento di abete rosso, nella fascia fra i 1.500 e i 1.900 metri. È da qui che esce il legno di risonanza con cui si costruiscono gli strumenti musicali: l'Ente Parco scrive che condizioni climatiche e morfologiche fanno crescere l'abete rosso in condizioni ottimali.
Più in alto, fino a circa 2.200 metri, compaiono larice e pino cembro. L'abete bianco è poco diffuso e il faggio manca del tutto: come l'abete bianco preferisce climi più umidi e caldi. Nelle aree più appartate ci sono porzioni di bosco vetusto, dove l'uomo non ha mai tagliato.
Nella Valle del Vanoi le foreste di Valsorda e Valzanca sono miste, con abete rosso, abete bianco e faggio insieme. Lì il rapporto fra uomo e bosco ha un itinerario dedicato dell'Ecomuseo del Vanoi, l'Anello del Bosco, che passa dalla risina di Valsorda e dalla Siega de Valzanca, una segheria idraulica del 1870 ricostruita dall'Ente Parco, dove d'estate si fanno visite guidate con la dimostrazione del funzionamento.
Acqua: tre torrenti, molti laghetti, due ghiacciai
I bacini principali sono tre: Cismon, Vanoi e Travignolo, con i torrenti omonimi. Sulle catene porfiriche ai due lati della Val Travignolo le glaciazioni hanno lasciato grandi lastronate inclinate e una serie di laghetti d'alta quota che hanno riempito le conche d'erosione: i laghi di Lusia, il lago di Bocche, quello di Juribrutto e quello della Cavallazza.
I laghetti di Colbricon fanno eccezione: occupano depressioni di origine strutturale, non glaciale. Più estesi sono il lago Calaita e il lago di Forte Buso, che è un bacino artificiale, e in Val Canali c'è il laghetto Welsperg, accanto alla sede del parco.
Sulle Pale di San Martino restano due ghiacciai, il Fradusta e il Travignolo. L'Ente Parco li tiene sotto monitoraggio costante e li definisce testimoni della storia di queste montagne.
D'estate le strade chiudono: cosa cambia e dove
Questa è la regola che distingue il Paneveggio dagli altri parchi dolomitici. In base all'articolo 45 delle Norme di attuazione del Piano del Parco e all'articolo 6 del Regolamento per l'accesso motorizzato, l'Ente Parco chiude al traffico privato tre tratti di strada nel pieno dell'estate. Nel 2026 il divieto è valso dal 15 giugno al 15 settembre, per l'intero arco della giornata.
I tre tratti sono questi, e sono esattamente quelli che si vorrebbero percorrere:
Il divieto non vale per i mezzi di soccorso, la sorveglianza, i pubblici servizi, l'approvvigionamento di rifugi e malghe, i clienti delle strutture ricettive all'arrivo e alla partenza e chi trasporta persone con disabilità munite di contrassegno. Sul Passo Rolle-Baita Segantini resta ammesso il trasporto pubblico non di linea, cioè taxi e noleggio con conducente.
- Passo Rolle - Baita Segantini: chiuso ai veicoli privati, dalle 0 alle 24
- Sabbionade (ristorante Ritonda) - Piereni, in Val Canali: chiuso al transito in entrambi i sensi e vietata anche la sosta sulle piazzole di suolo pubblico
- Sabbionade (Cant del Gal) - Malga Canali, fine della strada forestale: accesso limitato alle aree di sosta indicate
Dove si lascia l'auto, e come fare senza
Nel periodo delle limitazioni i parcheggi del parco sono a pagamento, con parcometri a energia solare, dalle 7 alle 17, e di notte la sosta è vietata. Nel 2026 le tariffe sono andate dal 15 giugno al 15 settembre, più alcuni fine settimana di settembre e ottobre.
Per la Val Venegia si parcheggia a Pian dei Casoni, 5 euro fino a cinque ore e 7 euro per la giornata, oppure più in alto a Malga Venegia, 10 euro al giorno, dove il personale del parco chiude il tratto Pian dei Casoni-Malga Venegia quando il parcheggio a monte è pieno. Chi dorme in rifugio paga una tariffa unica di 15 euro fino a cinque giorni. In Val Canali le aree sono divise in due zone: nella A la prima mezz'ora è gratuita e poi si va da 3 euro l'ora a 12 euro per la giornata, nella B da 2 a 7 euro.
Senza auto si può fare, ma solo d'estate. Nel 2026 l'Ente Parco ha fatto funzionare dal 27 giugno al 6 settembre il collegamento Fiera di Primiero-Paneveggio, quello Fiera di Primiero-Val Canali e la navetta gratuita Paneveggio-Malga Venegia, con sette corse di andata e ritorno al giorno. Gli orari li pubblica il parco ogni estate.
Come è nato il parco, e il Patrimonio UNESCO
Il parco è del 1988, istituito dalla Provincia autonoma di Trento con la legge provinciale 18; dal 2007 vale la legge provinciale 11 sul governo del territorio forestale e montano, dei corsi d'acqua e delle aree protette. I comuni oggi sono sette perché Tonadico, Siror, Transacqua e Fiera di Primiero si sono uniti in un comune solo, Primiero San Martino di Castrozza, che da solo mette nel parco 12.630 ettari.
Non tutto il parco è Patrimonio UNESCO, e l'Ente Parco lo scrive con precisione: nel parco ricade una porzione consistente di una delle nove aree che compongono il Patrimonio, cioè il sistema 3, quello delle Pale di San Martino, San Lucano, Dolomiti Bellunesi e Vette Feltrine. Il Lagorai e Cima Bocche, che sono porfido e non dolomia, restano fuori dal riconoscimento del 29 giugno 2009. Il parco è Socio Sostenitore della Fondazione Dolomiti UNESCO, nata nel 2010.
La storia umana è dappertutto. Sulle sponde dei laghetti di Colbricon sono state trovate selci lavorate; a Paneveggio c'è una chiesetta costruita fra il 1729 e il 1731, incendiata dai soldati austriaci nel 1915 e ricostruita nel 1926. Paneveggio, scrive l'Ente Parco, resta un avamposto per i lavori forestali e per il turismo, non un luogo dove si abita.
Dentro il parco
Escursioni
Itinerario · San Martino di Castrozza
Baita Segantini e Val Venegia: anello sotto le Pale di San Martino
3 h 30↑ 400 m10 km
Da vedere
Cosa vedere · San Martino di Castrozza
Altopiano delle Pale di San Martino
Un immenso deserto di roccia in quota, raggiungibile in funivia, che ispirò Il deserto dei Tartari di Buzzati.
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Baita Segantini
Il punto panoramico più iconico delle Pale, con il laghetto che riflette il Cimon della Pala.
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Cimon della Pala
Il Cervino delle Dolomiti, vetta simbolo delle Pale, scalato per la prima volta nel lontano 1870.
Cosa vedere · Val di Fiemme
Foresta dei Violini di Paneveggio
Il bosco di abete rosso di risonanza che da quattro secoli regala ai liutai il legno per i loro strumenti.
Cosa vedere · San Martino di Castrozza
Val Venegia
Una delle valli più dolci delle Dolomiti, con le sorgenti del Travignolo e le malghe ai piedi delle Pale.
Rifugi
Domande frequenti
- Quanto è grande il Parco naturale Paneveggio-Pale di San Martino?
- 19.726 ettari in sette comuni del Trentino, secondo l'Ente Parco. Il 64 per cento sta nel comune di Primiero San Martino di Castrozza, seguito da Canal San Bovo con il 14 per cento, Predazzo con l'8, Moena con il 6, Mezzano con il 5, Imèr con il 3 e Sagron Mis con pochi ettari.
- Quando è stato istituito il parco Paneveggio-Pale di San Martino?
- Nel 1988, dalla Provincia autonoma di Trento, con la legge provinciale n. 18; dal 2007 la legge di riferimento è la provinciale n. 11 sul governo del territorio forestale e montano, dei corsi d'acqua e delle aree protette.
- Qual è la cima più alta del parco?
- La Vezzana, 3.192 metri: è la prima che l'Ente Parco elenca fra le cime principali e la quota più alta che pubblica. Seguono il Cimon della Pala con 3.184 metri, la Cima Canali con 2.900 e il Sass Maor con 2.812. Sul lato porfirico la cima più alta è la Cima Cece, 2.754 metri, al limite occidentale del parco.
- Si può arrivare in auto alla Baita Segantini?
- D'estate no. Il tratto Passo Rolle-Baita Segantini è chiuso ai veicoli privati per l'intero arco della giornata: nel 2026 il divieto è valso dal 15 giugno al 15 settembre. Nel periodo di chiusura è ammesso il trasporto pubblico non di linea, cioè taxi e noleggio con conducente, e restano esenti soccorso, sorveglianza, approvvigionamento dei rifugi e clienti delle strutture ricettive all'arrivo e alla partenza.
- Dove si parcheggia per la Val Venegia?
- A Pian dei Casoni, dove nel 2026 la sosta costava 5 euro fino a cinque ore e 7 euro per la giornata, oppure più in alto a Malga Venegia, 10 euro al giorno. Quando il parcheggio di Malga Venegia è pieno, il personale del parco chiude il tratto di strada che ci porta. Chi dorme in rifugio paga una tariffa unica di 15 euro fino a cinque giorni. Di notte la sosta è vietata in entrambe le aree.
- Si può visitare il parco senza auto?
- D'estate sì. Nel 2026 l'Ente Parco ha fatto funzionare dal 27 giugno al 6 settembre i collegamenti Fiera di Primiero-Paneveggio e Fiera di Primiero-Val Canali e la navetta gratuita Paneveggio-Malga Venegia, con sette corse di andata e ritorno al giorno. Gli orari vengono pubblicati ogni estate sul sito del parco.
- Tutto il parco è Patrimonio UNESCO?
- No. L'Ente Parco scrive che nel parco ricade una porzione consistente di una delle nove aree del Patrimonio, cioè il sistema delle Pale di San Martino, San Lucano, Dolomiti Bellunesi e Vette Feltrine. Il settore occidentale, con il Lagorai e Cima Bocche, è di porfido e non rientra nel riconoscimento del 29 giugno 2009.