D'autunno, nelle Dolomiti, interi versanti diventano gialli mentre il bosco intorno resta verde scuro. Quel giallo è il larice, e il motivo per cui cambia colore è lo stesso per cui a novembre resta spoglio.

Questa guida mette in fila quello che le fonti forestali e dei parchi dicono davvero: perché succede, da cosa dipende il momento, e perché certi boschi si accendono e altri no. Poi sei posti in cui un ente turistico o un parco scrive che ci sono larici, con i numeri per arrivarci.

Una data precisa non la trovi, perché nessuno la pubblica. Per le chiusure di fine stagione c'è la guida alle Dolomiti a ottobre.

Perché il larice diventa giallo e poi resta spoglio

Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi lo scrive in una riga: il larice è l'unica conifera europea che perde il fogliame, dopo il caratteristico ingiallimento autunnale della chioma. È anche l'albero che arriva più in alto. Abeti e pini tengono gli aghi tutto l'anno, il larice li lascia cadere ogni autunno e in primavera li rifà.

Il giallo non arriva da fuori: c'era già. In un'intervista a Lo Scarpone, il periodico del CAI, il docente di gestione forestale Giorgio Vacchiano spiega che in autunno il larice interrompe la fotosintesi, recupera azoto e fosforo dagli aghi e smonta la clorofilla. Quando il verde se ne va, restano visibili pigmenti come i carotenoidi, e l'ago diventa dorato.

Il motivo è l'ambiente in cui vive. D'inverno in montagna il terreno gela e le radici non trovano più acqua, mentre un ago continuerebbe a perderne: MeteoSvizzera spiega che, lasciandoli cadere, il larice riduce al minimo la perdita d'acqua e si protegge dal gelo. Le altre conifere hanno scelto la strada opposta, con aghi piccoli, spessi, coperti di cere e con gli stomi incassati, che reggono l'inverno.

L'istituto forestale della Baviera (LWF) aggiunge un'avvertenza: perdere gli aghi aumenta la resistenza al gelo, ma perché il larice lo faccia non è ancora chiarito del tutto. Sia l'istituto bavarese sia Vacchiano sottolineano un'altra cosa, che serve più avanti: il larice è una specie che ama la luce.

Un larice spoglio a novembre non è un albero morto. È in riposo vegetativo: rallenta il metabolismo, conserva le riserve e in primavera mette aghi nuovi, verde chiaro.

Quando: prima in alto, poi in basso, e ogni anno in modo diverso

Nessun ente delle Dolomiti pubblica un calendario del viraggio, e noi non ne inventiamo uno. Le fonti dicono però con chiarezza da cosa dipende.

L'ARPA, l'agenzia per l'ambiente della Valle d'Aosta, ha seguito sessanta larici in un bosco di Torgnon, fra 2.050 e 2.140 metri, dal 2005 al 2022, e descrive l'autunno in cinque fasi, in base al colore prevalente della chioma. L'ingiallimento lo fanno partire il calo della temperatura e l'accorciarsi delle giornate, e dipende soprattutto dalle temperature di agosto, settembre e ottobre: un autunno caldo lo ritarda, uno freddo lo anticipa. Dal 2019 a Torgnon si vede una tendenza a ingiallire più tardi, ma l'agenzia avverte che la serie è ancora troppo breve per parlare di una tendenza statisticamente significativa.

Poi c'è la quota. Il 15 ottobre 2025 MeteoSvizzera scriveva che in Svizzera il viraggio era in corso a quote piuttosto elevate e che quella quota si sarebbe abbassata poco a poco, fino a colorare intere vallate. Nei fondovalle il giallo arriva dopo.

Il riferimento più preciso che abbiamo trovato viene da fuori, e va preso per quello che è. Il Parco Nazionale Svizzero, in Engadina, scrive che i suoi larici cambiano colore in ottobre, perdono gli aghi nella prima metà di novembre e hanno il colore più intenso verso metà ottobre, e che gelate notturne forti e vento accelerano la caduta. In Trentino, Visit Trentino colloca il pieno del foliage fra la fine di settembre e le settimane di ottobre, senza distinguere fra larici e latifoglie.

Sull'esposizione dei versanti non abbiamo trovato una fonte ufficiale che dica di quanto sposti il viraggio, e quindi non lo scriviamo. Il consiglio pratico resta lo stesso della guida di ottobre: nei giorni prima di partire guarda le webcam della valle che hai scelto. Per confrontare i mesi fra loro c'è la guida su quando andare nelle Dolomiti.

  • Cosa lo fa partire: temperature più basse e giornate più corte (ARPA Valle d'Aosta)
  • Cosa lo sposta: le temperature di agosto, settembre e ottobre; con l'autunno caldo arriva più tardi, con quello freddo prima
  • Dove comincia: in quota, poi scende verso il fondovalle (MeteoSvizzera)
  • Cosa lo chiude: gelate notturne forti e vento fanno cadere gli aghi prima (Parco Nazionale Svizzero)
  • Il riferimento dell'Engadina: colore in ottobre, massimo verso metà mese, aghi a terra nella prima metà di novembre

Non tutti i boschi diventano gialli

Nelle Dolomiti il bosco più diffuso è spesso un altro. Nel Parco Naturale Fanes-Senes-Braies, scrive la Provincia di Bolzano, la superficie boschiva è fatta per lo più di fitti boschi di abete rosso, con il larice e, verso il limite del bosco, il pino cembro. Nella foresta di Paneveggio, la foresta simbolo del parco trentino, l'85% degli alberi è abete rosso, fra 1.500 e 1.900 metri. Larice e cembro diventano più frequenti solo più in alto, salendo verso i 2.200 metri. D'autunno Paneveggio resta quindi soprattutto verde scuro, con il giallo più in alto. Fra i suoi alberi monumentali il parco elenca però un lariceto puro, quello del Valles, a 1.990 metri.

Anche il foliage di Primiero è in buona parte un'altra storia. Il giro di Cordognè sopra Mezzano, che l'ente turistico di San Martino di Castrozza consiglia proprio per l'autunno, deve i suoi colori ai faggi.

Dove il larice domina, spesso è perché qualcuno lo ha tenuto lì. Il Parco Naturale Dolomiti d'Ampezzo scrive che i lariceti che circondano a media quota la conca di Cortina si sono mantenuti solo grazie al pascolo sotto gli alberi, e che hanno uno straordinario valore paesaggistico, soprattutto in autunno.

Il caso più chiaro è il bosco di Lariéto, che il parco chiama forse uno dei lariceti più fotografati delle Alpi: fusti di solo larice e sottobosco pulito, mantenuti così dal pascolo continuo dei bovini. Senza, il suo destino naturale sarebbe un bosco misto di abete e pino cembro. Nella stessa conca, il bosco di Mandres sta già cambiando: con l'abbandono del pascolo, scrive il parco, evolve verso l'abete rosso.

In Alto Adige la stessa storia ha un nome, i prati alberati a larice. Il Parco Naturale Tre Cime li descrive all'ingresso della Val Fiscalina e della Val Campo di Dentro: i larici si tagliano in modo mirato per il legname, sotto si fa il fieno e a fine estate si porta il bestiame. I larici sparsi frenano il vento e rendono meno duri i periodi caldi e secchi, e sotto di loro crescono molte piante. Il parco aggiunge che lavorare questi prati rende poco, e che negli ultimi decenni l'agricoltura intensiva li ha impoveriti.

Sei posti con i larici, e come ci arrivi

Li abbiamo scelti con un solo criterio: che un ente turistico o un parco scriva, nero su bianco, che lì ci sono boschi o prati di larici.

A Cortina il posto è il bosco di Lariéto, lungo la strada regionale 48 che sale al Passo Tre Croci. Dal parcheggio di Rio Gere il sentiero 211 porta in pochi minuti alla malga El Brite de Larieto e poi entra nel lariceto. L'ufficio turistico di Cortina propone il giro fino al Rifugio Mietres, a 1.732 metri: 4,7 km, 150 metri di dislivello in salita e un'ora e mezza di cammino, con ritorno per la stessa strada. In autunno, scrive, i larici diventano arancioni, gialli e rossi. Per il solo bosco di Lariéto il parco d'Ampezzo indica 3,6 km, 180 metri di dislivello e due ore.

In Val Fiscalina, sopra Sesto, l'associazione turistica suggerisce di partire da Bagni di Moso, dal parcheggio della Croda Rossa, e di attraversare per prima cosa i prati di larici, che d'autunno cambiano colore. Dal grande parcheggio in valle al Rifugio Fondovalle (Talschlusshütte), a 1.548 metri, il percorso è semplice, e l'associazione turistica lo consiglia in tutte le stagioni.

A San Cassiano, in Alta Badia, c'è un sentiero tematico dedicato proprio ai larici, il Sentiero dei Larici, Tru di lersc in ladino. È un anello facile di 5,3 km, con 219 metri di dislivello e un'ora e 45 minuti di cammino, segnavia 15 e 15/A. Parte dal centro del paese, passa dai masi Larjei e Rudiferia e tocca il punto più alto, a 1.740 metri, al maso Lüch Rudiferia, lungo il confine del Parco Naturale Fanes-Senes-Braies. L'ente turistico lo consiglia soprattutto in autunno, quando boschi e prati di larici prendono i colori dell'oro, dell'arancione e del marrone.

Sempre in Alta Badia ci sono i prati dell'Armentara: 300 ettari fra 1.600 e 2.000 metri, sotto le pareti del Sasso di Santa Croce, sul margine occidentale del Parco Naturale Fanes-Senes-Braies. L'ente turistico cita le distese di larici e scrive che d'estate i prati sono noti per le fioriture, d'autunno per la loro veste dorata. Si sale a piedi da La Valle, dalla frazione Furnacia, sul sentiero Roda de Armentara, oppure da Badia, dalla frazione San Leonardo.

In Val di Funes e nella vicina valle di Luson il consorzio turistico descrive l'autunno come la stagione in cui i boschi di larici si tingono d'oro. Il posto che nomina per i larici è l'Alpe di Luson, dove si cammina in un mare di larici dorati. Per le pareti indica invece il sentiero Adolf Munkel, sotto le pareti nord delle Odle, dove l'aria limpida dell'autunno fa sembrare le cime a portata di mano. La chiesetta di Santa Maddalena, quella della foto in alto, sta in fondo alla stessa valle.

Nel Parco Naturale Puez-Odle la Provincia di Bolzano segnala altri due posti. In Vallunga, alle spalle di Selva in Val Gardena, c'è un bosco rado di abeti rossi, larici e pini cembri, con singoli alberi giovani fino a 2.400 metri, e il fondovalle ha prati alberati a larice. Altri prati con i larici stanno nell'alta valle di Longiarü, in Val Badia.

  • Bosco di Lariéto e Rifugio Mietres, Cortina: parcheggio di Rio Gere, sentiero 211, 4,7 km, 150 m di dislivello, 1 ora e 30
  • Val Fiscalina, Sesto: prati di larici da Bagni di Moso, parcheggio della Croda Rossa
  • Sentiero dei Larici, San Cassiano: anello di 5,3 km, 219 m di dislivello, 1 ora e 45, segnavia 15 e 15/A
  • Prati dell'Armentara, Alta Badia: 300 ettari fra 1.600 e 2.000 m, a piedi da La Valle o da Badia
  • Val di Funes e Alpe di Luson: i boschi di larici che nomina il consorzio turistico delle due valli
  • Vallunga e alta valle di Longiarü: bosco rado e prati alberati a larice nel Parco Puez-Odle

Fine ottobre: come organizzarti

La stagione dei larici cade nel mese in cui la montagna chiude. Il quadro completo, con le date verificate di cosa si ferma e cosa resta aperto, è nella guida alle Dolomiti a ottobre. Qui bastano quattro cose.

La prima è l'ora. Domenica 25 ottobre 2026 torna l'ora solare e, secondo il nostro calcolo per Canazei, il tramonto passa in una notte dalle 18:08 alle 17:06. Un giro che a settembre cominci a metà mattina, a fine ottobre va cominciato prima.

La seconda sono i rifugi e le malghe. Le date di chiusura cambiano dall'uno all'altro e vanno controllate sul loro sito o al telefono. Un esempio: il Rifugio Fondovalle in Val Fiscalina indica sul suo sito la chiusura d'autunno al 20 ottobre, con un «circa» davanti, e riapre a Natale.

La terza è l'Alpe di Siusi, se la metti nel viaggio. La cabinovia da Siusi funziona fino al 2 novembre, e finché gira la strada per Compaccio resta chiusa alle auto private dalle 9 alle 17, con i parcheggi in quota solo su prenotazione. Le regole sono nella guida all'accesso.

La quarta è il meteo. Come ricorda la guida di ottobre, in quota a ottobre può già nevicare: prima di partire guarda le previsioni, e per le regole generali c'è la pagina sulla sicurezza in montagna. I giri di Cortina, della Val Fiscalina e di San Cassiano partono da un parcheggio o dal centro del paese e non richiedono impianti.

Luce e orari per le foto

Il Parco Nazionale Svizzero nota che la luce calda del pomeriggio rende il giallo dei larici ancora più intenso. Nelle valli dolomitiche, a ottobre, quel pomeriggio dura poco: come spieghiamo nella guida di ottobre, il sole sparisce dietro le creste molto prima del tramonto astronomico. Se una valle ti interessa per quella luce, arrivaci presto e guarda da che parte il sole lascia il versante.

La luce bassa di inizio e fine giornata è anche quella dell'enrosadira, e il consorzio turistico della Val di Funes la lega proprio all'autunno, quando il sole basso accende le pareti di rosso e arancione. Dove andare a vederla e con quanto anticipo arrivare è spiegato nella guida su alba e tramonto nelle Dolomiti.

Gli orari qui sotto sono astronomici, calcolati per Canazei: in fondo a una valle stretta il sole se ne va prima.

  • 1 ottobre: alba 07:14, tramonto 18:49
  • 15 ottobre: alba 07:33, tramonto 18:23
  • 25 ottobre: torna l'ora solare, il tramonto scende alle 17:06
  • 31 ottobre: alba 06:56, tramonto 16:57, 10 ore e 1 minuto di luce

Domande frequenti

Quando diventano gialli i larici nelle Dolomiti?

Non c'è una data valida per tutti, e nessun ente delle Dolomiti ne pubblica una. Il viraggio comincia in quota e scende verso il fondovalle, e dipende soprattutto dalle temperature di agosto, settembre e ottobre: un autunno caldo lo ritarda, uno freddo lo anticipa. In Engadina il Parco Nazionale Svizzero indica il colore più intenso verso metà ottobre, e Visit Trentino colloca il pieno del foliage fra fine settembre e le settimane di ottobre.

Perché il larice perde gli aghi d'inverno?

Perché d'inverno in montagna il terreno gela e le radici non trovano acqua, mentre gli aghi continuerebbero a perderne. Lasciandoli cadere il larice limita la perdita d'acqua e resiste meglio al gelo. Prima di farlo recupera azoto e fosforo e smonta la clorofilla: il giallo che vedi viene dai pigmenti che restano.

Dove si vedono i larici gialli nelle Dolomiti?

Sei posti in cui un ente turistico o un parco scrive che ci sono larici: il bosco di Lariéto a Cortina, con il giro al Rifugio Mietres; i prati di larici della Val Fiscalina, a Sesto; il Sentiero dei Larici di San Cassiano e i prati dell'Armentara, in Alta Badia; i boschi della Val di Funes e l'Alpe di Luson; la Vallunga in Val Gardena, con l'alta valle di Longiarü.

Fino a quando restano gialli i larici?

Dipende dall'anno e dalla quota. In Engadina il Parco Nazionale Svizzero indica la caduta degli aghi nella prima metà di novembre, e avverte che gelate notturne forti e vento la accelerano. Per le Dolomiti nessuno pubblica una data: a fine ottobre guarda le webcam della valle prima di partire.

La foresta di Paneveggio diventa gialla in autunno?

Solo in parte. Nella foresta di Paneveggio l'85% degli alberi è abete rosso, che resta verde. Larice e pino cembro diventano più frequenti salendo verso i 2.200 metri, quindi il giallo lo trovi soprattutto in alto.

Un larice senza aghi è morto?

No. D'inverno il larice è in riposo vegetativo: rallenta il metabolismo, conserva le riserve e in primavera mette aghi nuovi, verde chiaro. È l'unica conifera europea che perde il fogliame ogni anno.

Servono gli impianti per vedere i larici a fine ottobre?

Per questi giri no. Il bosco di Lariéto si raggiunge dal parcheggio di Rio Gere, sulla strada del Passo Tre Croci, i prati della Val Fiscalina da Bagni di Moso, il Sentiero dei Larici dal centro di San Cassiano. Le date di chiusura di impianti e rifugi sono nella guida alle Dolomiti a ottobre.