È il parco che sta sopra Cortina d'Ampezzo, e occupa la metà settentrionale del territorio comunale: 118 chilometri quadrati, con i gruppi della Tofana, delle Cime di Fanes e del Lagazuoi, del Col Bechéi-Lavinòres, della Croda Rossa e del Cristallo. Gli altri massicci e tutto il fondovalle, altri 136 chilometri quadrati, stanno fuori.
La Regione Veneto lo ha istituito nel 1990 su una parte dell'antica proprietà indivisa delle Regole d'Ampezzo, e alle Regole stesse ne ha affidato la gestione. Le Regole scrivono 11.200 ettari, il sito del parco 118 chilometri quadrati, cioè 11.800: le due cifre non coincidono, e qui le trovi tutte e due.
Qui sotto: che cosa comprende e che cosa no, le cime e le acque, la fauna, da dove si entra e le dieci regole del parco.
Che cosa comprende e che cosa resta fuori
Il parco è la parte alta e disabitata del territorio ampezzano. A nord confina con il parco naturale Fanes-Senes-Braies, in Alto Adige: insieme, scrivono le Regole, formano un comprensorio protetto di 37.000 ettari con caratteristiche ambientali omogenee.
Il Sorapis, il Nuvolau e la Croda da Lago non ne fanno parte. Dal 2003, però, il parco e una porzione di quei tre massicci sono compresi in tre aree Natura 2000, siti di interesse comunitario e zone di protezione speciale: con quei 50 chilometri quadrati in più, le aree protette ampezzane arrivano a 164 chilometri quadrati, il 65 per cento della superficie comunale. Il Lago di Sorapis, quindi, è tutelato ma non è nel parco.
Gli impianti di risalita ci sono e funzionano anche d'estate, sul Lagazuoi, sulla Tofana e sul Cristallo: il parco li considera fra le vie d'accesso alle aree escursionistiche, non solo ai comprensori sciistici.
Le cime, le forre e i laghi
Le cime ampezzane sopra i tremila metri sono dieci. Tre sulla Tofana: Ròzes 3.225, di Mezzo 3.244, De Inze 3.238. Quattro sul Cristallo: Principale 3.221, di Mezzo 3.154, Piz Popéna 3.152, Cristallino 3.008. Poi la Croda Rossa, 3.146, e due sul Sorapìs, Principale 3.205 e Fopa de Matia 3.191, che però stanno fuori dal parco. La più alta di tutte, la Tofana di Mezzo, è anche il punto più elevato dell'area protetta, e la Tofana è l'unico massiccio interamente ampezzano.
L'acqua scende verso il Boite e per almeno quattordici chilometri scorre incassata dentro le forre. I tre sistemi principali sono quello del Rio Travenanzes, del Ru de Ra Vales e del Rio Fanes, dove stanno le cascate di Fanes; quello del Felizon e del Ru Bosco; e il Ru d'Ortié, che il parco descrive come selvaggio e poco conosciuto.
Sopra i 1.900 metri ci sono sette bacini: il Gran e il Piccolo de Fòses, Remeda Rossa, il lago del Sorapìs, il Fedèra e il Limides. Sono piccoli: il Fedèra, il maggiore, misura 3,47 ettari, il Sorapìs 3,08, il Gran de Fòses 1,62. Più in basso ce ne sono altri dieci, dal Lago Ghedina al Bain de Dònes. I ghiacciai o glacio-nevati sono dieci, divisi fra Tofana, Cristallo e Sorapìs, ma solo due conservano una massa di ghiaccio ancora riconoscibile: l'Occidentale del Sorapìs e quello del Cristallo. Gli altopiani carsici dell'altopiano di Fanes e di Fòses sono il paesaggio tipico del parco: pascoli piatti, roccia incisa, pozze d'acqua.
La fauna: camosci a branchi, e il re di quaglie nei prati
Il parco conta 160 specie di vertebrati: 31 mammiferi, 113 uccelli, 16 fra anfibi, rettili e pesci. Quello che sorprende, scrive l'ente, non è la rarità ma la facilità con cui si vedono: pochi luoghi nelle Dolomiti permettono di avvistare branchi di decine di camosci a meno di cento metri. La popolazione di camoscio è fra le maggiori delle Dolomiti, se ne contano a migliaia. Lo stambecco è tornato da oltre trent'anni ed è oggetto di un progetto di ripopolamento.
In quota ci sono lepre bianca e pernice bianca; sulle praterie ripide e soleggiate di Ròzes, Lerósa e Zumèles la coturnice; a fine estate, sugli altopiani di Fòses, passa il piviere tortolino. Nei boschi di larice e abete rosso vivono il gallo cedrone, il picchio tridattilo, il picchio cenerino, la civetta nana e la civetta capogrosso; nei boschi di fondovalle di abete bianco e faggio, il driomio, un ghiro raro. Sulle rupi nidificano l'aquila reale e il picchio muraiolo, nelle forre il gufo reale.
I prati da sfalcio attorno a Cortina sono l'altra metà della storia: ci nidifica il re di quaglie, che in Italia conta meno di 500 coppie, e l'averla piccola, segno di un'agricoltura a basso impatto. I grandi predatori, infine, passano: orso bruno, lince, sciacallo dorato, gipeto e grifone lasciano tracce e qualche avvistamento, ma non risiedono stabilmente in queste valli. Sul resto degli animali delle Dolomiti c'è la guida alla fauna.
Da dove si entra e come ci si muove
Gli accessi sono quattro strade di valico e quattro strade di penetrazione in quota, più gli impianti di risalita. I mezzi pubblici servono tutte le arterie principali; sulle strade di penetrazione, nei periodi in cui sono chiuse al traffico, funzionano navette sostitutive. Se arrivi in alta stagione conta su quelle: le strade che salgono nelle valli si chiudono.
Dentro il parco i sentieri ufficiali del CAI sono più di un centinaio e i punti di ristoro una ventina nel solo territorio ampezzano, senza contare i rifugi appena oltre il confine. Il Rifugio Lagazuoi è uno dei punti di partenza più comodi, perché ci si arriva con la funivia dal Passo Falzarego.
Il parco non pubblica centri visite con indirizzo e orari: le informazioni si chiedono alla sede, a Cortina.
Le regole del parco, in dieci punti
Il regolamento è breve e sta tutto in dieci punti. Le due differenze più grosse rispetto ad altri parchi dolomitici sono la raccolta, vietata su tutto (anche i funghi non commestibili), e la mountain bike, che sui sentieri non si può proprio.
Per il drone c'è un regolamento a parte, in PDF, sulla pagina dei regolamenti. La sorveglianza rileva le infrazioni e applica le sanzioni. Le regole degli altri parchi, a confronto, sono nella guida ai parchi.
- Veicoli a motore: vietati, salvo i mezzi per i lavori silvo-pastorali, il soccorso alpino e il rifornimento dei rifugi; lo stesso vale per il sorvolo a bassa quota, l'atterraggio e l'eliski
- Tende e camper: non si campeggia; le aree attrezzate per camper e campeggio sono nel preparco, in fondovalle, e in quota ci sono bivacchi fissi e rifugi
- Fuochi: non si accendono
- Piante e funghi: vietato raccogliere o danneggiare qualsiasi pianta e qualsiasi fungo, anche non commestibile
- Fossili, minerali e reperti bellici: vietato raccoglierli, vietato anche demolire la roccia
- Fauna minore: non si distrugge e non si danneggiano i luoghi di cova, dimora e alimentazione
- Rifiuti: si riportano a casa
- Cani: al guinzaglio, perché i cani liberi disturbano e feriscono gli animali del parco
- Mountain bike: non si percorrono i sentieri, che sono per chi cammina; i percorsi ciclabili sono segnati in azzurro sulla carta del parco
- Segnaletica e attrezzature: non si danneggiano
Chi lo gestisce, e il Patrimonio UNESCO
La particolarità del parco è chi lo amministra. Le Regole d'Ampezzo sono una proprietà collettiva antica e indivisa: la Regione Veneto ha affidato loro la gestione dell'area protetta, come riconoscimento, scrivono le Regole, di una gestione collettiva del territorio che dura da secoli. Il simbolo del parco è il Sempervivum dolomiticum, una piccola pianta grassa dal fiore rosso a forma di stella che vive sugli altopiani ampezzani.
Le montagne del parco stanno nel sistema 5 delle Dolomiti UNESCO, le Dolomiti Settentrionali: 53.586 ettari fra le province di Belluno e Bolzano, il più vasto dei nove sistemi. Comprende le Dolomiti di Sesto e i Cadini, Braies-Senes-Fanes con le Tofane e le Conturines, il Cristallo e le Dolomiti Cadorine. Tre parchi naturali lo tutelano: questo, il Tre Cime e il Fanes-Senes-Braies.
Dentro il parco
Escursioni
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2 h 30↑ 250 m6 km
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Da vedere
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Altopiano del Pralongià
L'altopiano-belvedere dell'Alta Badia tra Corvara e San Cassiano, un mare di prati ondulati con il Sella, il Sassongher e la Marmolada sempre in vista.
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Cascate di Fanes
Salti d'acqua scenografici incassati in una gola boscosa poco a nord di Cortina, nel Parco naturale delle Dolomiti d'Ampezzo.
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Cinque Torri
Un gruppo di torri rocciose dalle linee quasi perfette sopra Cortina, palestra di arrampicata e grande museo all'aperto della Prima Guerra Mondiale.
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Rifugio Lagazuoi
Il rifugio più alto di Cortina, con quella che molti considerano la terrazza panoramica più bella delle Dolomiti e le gallerie scavate durante la Grande Guerra.
Cosa vedere · Cortina d'Ampezzo
Tofane e Ra Valles
Il gruppo simbolo di Cortina: con gli impianti storici della Freccia nel Cielo sali in pochi minuti all'anfiteatro lunare di Ra Valles e alla Cima Tofana.
Rifugi
Domande frequenti
- Quanto è grande il Parco naturale delle Dolomiti d'Ampezzo?
- Il sito del parco scrive 118 chilometri quadrati, cioè 11.800 ettari; le Regole d'Ampezzo, che lo gestiscono, scrivono 11.200 ettari. In ogni caso è la metà settentrionale del territorio di Cortina, su 254 chilometri quadrati complessivi.
- Il Lago di Sorapis è dentro il parco?
- No. Il Sorapìs, il Nuvolau e la Croda da Lago restano fuori dai confini del parco. Dal 2003 una parte di quei massicci è però tutelata come area Natura 2000, sito di interesse comunitario e zona di protezione speciale.
- Chi gestisce il parco?
- Le Regole d'Ampezzo, la proprietà collettiva antica e indivisa degli ampezzani. La Regione Veneto ha istituito il parco nel 1990 su una parte di quella proprietà e ne ha affidato alle Regole la gestione.
- Si può andare in mountain bike nel parco?
- Sui sentieri no: il regolamento li riserva a chi cammina. I percorsi aperti alle bici sono segnati in azzurro sulla carta del parco.
- Si può campeggiare nel parco?
- No, né con la tenda né con il camper. Le aree attrezzate per la sosta stanno nel preparco, in fondovalle; in quota ci sono bivacchi fissi e rifugi alpini.
- Qual è la cima più alta del parco?
- La Tofana di Mezzo, 3.244 metri. Il parco comprende il gruppo della Tofana, l'unico massiccio interamente ampezzano, e le Tofane de Rozes (3.225 m) e De Inze (3.238 m).
- Si vedono i camosci?
- Sì, ed è una delle cose per cui il parco è noto: la popolazione di camoscio è fra le maggiori delle Dolomiti e l'ente scrive che se ne contano a migliaia, spesso in branchi a meno di cento metri dal sentiero. Guardali da lontano e non avvicinarti.