Il Parco naturale Sciliar-Catinaccio è il più vecchio dei sette parchi naturali dell'Alto Adige: l'area dello Sciliar è protetta dal 16 settembre 1974. Misura 7.288 ettari nei comuni di Castelrotto, Tires e Fiè allo Sciliar. In tedesco è il Naturpark Schlern-Rosengarten.

Protegge due montagne molto diverse. Lo Sciliar è un blocco unico, con le torri Santner ed Euringer sullo spigolo: la gente del posto lo chiama Monte del Destino. Il Catinaccio è il contrario, una selva di guglie, e dentro ci sta il Catinaccio d'Antermoia, 3.002 metri, la quota più alta che la Provincia nomina nel parco. Fanno parte dell'area protetta anche i boschi attorno a Siusi, Fiè e Tires e la Val Ciamin.

Qui trovi i dati, com'è fatto il paesaggio, da dove si entra e la regola che qui pesa più che altrove: l'accesso in auto. Le regole comuni a tutti i parchi dolomitici sono nella guida ai parchi naturali delle Dolomiti.

Un parco nato per fermare le ruspe

Gli altri parchi dolomitici nascono per proteggere una zona selvaggia. Questo nasce da una lite. All'inizio degli anni Settanta, scrive la Provincia, l'Alpe di Siusi era già passata dai pionieri dello sci alle prime funi degli impianti, e l'uomo si era impadronito dell'altopiano in poco tempo. Con il piano paesaggistico per l'Alpe di Siusi si pose un primo freno: limiti al traffico e all'edilizia, e la decisione di istituire il primo parco naturale della Provincia.

Non fu una decisione popolare. I contadini temevano che i limiti allo sfruttamento mettessero a rischio la loro sopravvivenza, i cacciatori di perdere le prede, l'industria turistica vedeva saltare i progetti di nuovi impianti e gli albergatori temevano l'esodo degli ospiti. L'area dello Sciliar fu comunque protetta il 16 settembre 1974.

Il nome di oggi è più recente. Il 14 settembre 2003, ricorda l'ente turistico dell'Alpe di Siusi, il parco è stato ampliato al massiccio del Catinaccio: da allora si chiama Sciliar-Catinaccio, e i 7.288 ettari si dividono fra Castelrotto, Fiè allo Sciliar e Tires, che da sola ne mette dentro quasi il tre quarti del proprio territorio.

Due atolli fossili e un terreno che fa acqua

Il basamento è vulcanico: rocce rosso scure del complesso porfirico-quarzifero di Bolzano, con sopra l'arenaria della Val Gardena, il cui ferro rende rosso vivo il terreno. Poi vengono gli strati di Bellerophon e quelli del Triassico inferiore, e gli strati di Werfen, di Wengen e di San Cassiano, che sull'Alpe di Siusi raggiungono la massima estensione.

È un dettaglio che si sente camminando. Quegli strati sono pieni di argilla, e l'argilla non lascia passare l'acqua: da qui l'abbondanza di ruscelli e sorgenti, le torbiere come la Palude Grande e le sorgenti del Rio Freddo, del Rio Fromm e del Rio Saltria. Sopra, la Dolomia dello Sciliar dà alle Dolomiti occidentali la loro struttura corallina, e in cima la Dolomia Principale forma il Monte Pez, 2.563 metri, quasi bianco e con i banchi orizzontali. Il suo fossile guida è il megalodonte, che i pastori chiamano Kuhtritte, peste di mucca.

Sullo Sciliar c'è anche una cosa rara. Durante la glaciazione il massiccio si ergeva sopra il livello dei ghiacciai, e lassù alcune piante endemiche sono sopravvissute: la campanula di Moretti, il raponzolo chiomoso delle Dolomiti, la sassifraga di Facchini, l'androsace di Hausmann, l'aquilegia di Einsele.

Cosa ci si vede, dal bosco alla parete

Sul versante che guarda Siusi, Fiè e Tires lo Sciliar è circondato da bosco misto di conifere. La selva di Castelvecchio è soprattutto abete rosso e larice; il laghetto di Fiè, dentro il parco, è circondato da pino silvestre, e le pendici del Monte Cavone, 1.743 metri, hanno un bosco di abeti rossi, larici e pini silvestri.

Nei boschi più isolati, con sottobosco fitto, vive il gallo cedrone; picchi e gufi stanno dove restano alberi molto vecchi, e ci sono crociere, cincia bigia alpestre e nocciolaia. Oltre il limite del bosco compare il fagiano di monte, e i gracchi alpini scendono fin vicino ai rifugi. Sulle pareti dello Sciliar nidificano regolarmente l'aquila reale, i corvi imperiali, le rondini montane e i rondoni alpini; caprioli e camosci non sono difficili da vedere.

Le due mete più battute sono l'altopiano dello Sciliar con i Denti di Terrarossa, dove porta il sentiero per il Rifugio Bolzano, e il versante del Catinaccio con l'enrosadira.

Da dove si entra, e la regola dell'auto

Da Siusi e da Castelrotto si sale verso l'Alpe di Siusi, da cui parte la via più battuta allo Sciliar: l'ente turistico dell'altopiano scrive che l'area si trova nel parco naturale. Da Fiè allo Sciliar si entra dal laghetto e dalla gola dello Sciliar. Da Tires si entra dalla Val Ciamin, ai Bagni di Lavina Bianca, dove c'è anche uno dei due punti informativi del parco.

Sulla strada dell'Alpe di Siusi la regola è severa e vale tutto l'anno. L'ente turistico scrive che la salita è aperta ai veicoli privati solo prima delle 9 e dopo le 17, e che dal 29 giugno 2026 al posto di controllo di San Valentino serve un permesso di accesso; la discesa invece è libera a qualsiasi ora. I due parcheggi in quota, P1 allo Spitzbühl e P2 a Compaccio, si prenotano online fino a sei giorni prima e costano 15 e 30 euro al giorno per un'auto. Sull'altopiano la sosta è vietata dalle 23 alle 5.

Ci sono due finestre in cui la regola cambia: da metà aprile a metà maggio e da inizio novembre a inizio dicembre la cabinovia è ferma e la strada è aperta tutto il giorno. Negli altri mesi, se non vuoi pensarci, la cabinovia da Siusi è la via più semplice.

Le regole dentro il parco

Valgono quelle comuni ai parchi naturali altoatesini, che la Provincia riassume in una pagina sola: cani ammessi ma sotto stretta sorveglianza e mai liberi di vagare, droni vietati, niente pernottamento in tenda, niente fuochi all'aperto, tutte le piante protette, funghi di norma vietati, veicoli a motore esclusi salvo permessi. L'elenco completo, parco per parco, è nella guida ai parchi naturali.

Una cosa in più, per chi arriva in camper o con la tenda: l'ente turistico dell'Alpe di Siusi scrive che il campeggio è ammesso soltanto nel campeggio di Fiè allo Sciliar, e che dormire in auto o in tenda fuori da lì è vietato.

Storia antica, centro visite e Patrimonio UNESCO

La zona di mezza montagna fra Fiè, Siusi e Castelrotto è abitata dall'età del bronzo: lo dicono i ritrovamenti di Umes e di Aica di Fiè e quelli di Monte Castello e Plörg sullo Sciliar. Il reperto più prezioso, la spada di Castelvecchio, è stato trovato dentro il parco, ai piedi della montagna; nella rocca di Castelvecchio visse nel tardo Medioevo il poeta Oswald von Wolkenstein, a cui è dedicata la piazza di Siusi dove oggi sta il centro visite.

Il centro visite è in piazza Oswald von Wolkenstein 6, a due minuti a piedi dall'autostazione di Siusi. Espone modelli geologici e un Cipit tagliato a metà, cioè un pezzo di barriera corallina staccato da un atollo, e nello stesso edificio ci sono l'associazione turistica di Fiè e la biblioteca. La pagina ufficiale dà gli orari senza un periodo: dal lunedì al sabato dalle 8:30 alle 12:30 e dalle 14 alle 18, a luglio e agosto anche la domenica dalle 9 alle 12, con ingresso libero. I due punti informativi sono al laghetto di Fiè, aperto da maggio a ottobre tutti i giorni salvo pioggia, e alla vecchia segheria ad acqua Steger Säge a Tires, che oggi risulta chiusa.

Dall'estate 2009 il parco è Patrimonio Mondiale UNESCO, nel sistema Sciliar-Catinaccio, Latemar, che mette insieme tre gruppi riconosciuti come tre antiche scogliere coralline fossili. Il Latemar, però, sta fuori dal parco: Patrimonio e area protetta hanno confini diversi.

Dentro il parco

Le nostre schede che cadono nei gruppi montuosi del parco.

Escursioni

Da vedere

Il Catinaccio acceso di rosso al tramonto, visto dal Rifugio Bolzano sullo Sciliar

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Catinaccio e il Giardino delle Rose al tramonto

Quando il sole cala, le pareti del Catinaccio passano dal rosa al rosso fuoco: è l'enrosadira, il fenomeno che la leggenda ladina lega al roseto maledetto di Re Laurino.

Il Lago di Carezza con le guglie del Latemar riflesse nell'acqua verde

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Lago di Carezza

Il Lago di Carezza (Karersee) è un piccolo lago a 1.520 metri nell'alta Val d'Ega, famoso per l'acqua che vira dal verde al turchese e per il Latemar che ci si specchia dentro. L'accesso è regolamentato: parcheggio a pagamento, sottopasso pedonale e sponde recintate per proteggere le rive.

Le Torri del Vajolet e il rifugio nel gruppo del Catinaccio

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Rifugio Vajolet e le Torri del Vajolet

Tre guglie verticali nel cuore del Catinaccio, ai cui piedi sorgono rifugi che hanno fatto la storia dell'alpinismo: un anfiteatro di roccia tra i più scenografici della Val di Fassa.

I Denti di Terrarossa e il sentiero che sale al Rifugio Alpe di Tires

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Sciliar e Denti di Terrarossa

La montagna simbolo dell'Alto Adige: il bastione piatto dello Sciliar con le due torri del Santner e dell'Euringer, e poco oltre le guglie dei Denti di Terrarossa.

I prati verdi della Val San Nicolò in Val di Fassa

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Val San Nicolò

La valle laterale più amata della Val di Fassa: una conca verde di prati, baite e cascate alle spalle di Pozza, dove le auto restano fuori e si cammina nel silenzio.

Rifugi

Domande frequenti

Quando è stato istituito il Parco naturale Sciliar-Catinaccio?
L'area dello Sciliar è protetta dal 16 settembre 1974: è il primo dei sette parchi naturali dell'Alto Adige. Il 14 settembre 2003 il parco è stato ampliato al massiccio del Catinaccio e da allora porta il nome di entrambi.
Quanto è grande il parco Sciliar-Catinaccio?
7.288 ettari secondo la scheda della Provincia di Bolzano, il più piccolo dei quattro parchi naturali dolomitici dell'Alto Adige. Si divide fra Castelrotto, Tires e Fiè allo Sciliar: Tires ne mette dentro il 72 per cento del proprio territorio, Fiè il 44 e Castelrotto il 20. Il dislivello fra il punto più basso e il più alto è di 2.156 metri.
Qual è la cima più alta del parco Sciliar-Catinaccio?
La quota più alta che la Provincia nomina nel parco è il Catinaccio d'Antermoia, 3.002 metri. Lo Sciliar è più basso: il suo punto più alto è il Monte Pez, 2.563 metri, che l'ente dell'Alpe di Siusi chiama Petz.
Come si arriva in auto all'Alpe di Siusi e allo Sciliar?
La strada dell'Alpe di Siusi è aperta ai veicoli privati solo prima delle 9 e dopo le 17, e dal 29 giugno 2026 al posto di controllo di San Valentino serve un permesso di accesso; la discesa è libera a qualsiasi ora. I parcheggi in quota, Spitzbühl e Compaccio, si prenotano online fino a sei giorni prima. Da metà aprile a metà maggio e da inizio novembre a inizio dicembre la cabinovia è ferma e la strada è aperta tutto il giorno.
Si può campeggiare nel parco Sciliar-Catinaccio?
No. Nei parchi naturali altoatesini è vietato pernottare in tenda, con la sola eccezione del bivacco alpinistico. L'ente turistico dell'Alpe di Siusi aggiunge che il campeggio è ammesso soltanto nel campeggio di Fiè allo Sciliar, e che dormire in auto fuori da lì è vietato.
Dov'è il centro visite del parco?
A Siusi, in piazza Oswald von Wolkenstein 6, a due minuti a piedi dall'autostazione. La pagina ufficiale pubblica gli orari senza un periodo: dal lunedì al sabato dalle 8:30 alle 12:30 e dalle 14 alle 18, a luglio e agosto anche la domenica dalle 9 alle 12, con ingresso libero. Ci sono anche due punti informativi, al laghetto di Fiè e alla segheria Steger Säge di Tires.
Il Latemar fa parte del parco Sciliar-Catinaccio?
No. Il Latemar è nel sistema UNESCO che porta il nome dei tre gruppi, Sciliar-Catinaccio e Latemar, ma resta fuori dal parco naturale, che comprende Castelrotto, Tires e Fiè allo Sciliar. Patrimonio e parco hanno confini diversi.