È il parco più grande del Trentino e quello che protegge le Dolomiti di Brenta: 620,50 chilometri quadrati dal 2003, su trenta comuni. La sede è a Strembo, in Val Rendena.

Dentro lo stesso confine stanno due montagne che non si somigliano. A est il gruppo di Brenta, dolomitico: roccia sedimentaria nata sui fondali di mari tropicali, con le torri, le guglie e le pareti che il parco chiama castelli di pietra. A ovest l'Adamello e la Presanella, costruiti con la tonalite, una roccia magmatica durissima formatasi in profondità nella crosta terrestre. Due storie geologiche diverse, un unico ente che le gestisce.

Questa pagina parla del parco: le valli da cui si entra, come funzionano i parcheggi e le navette, le case del parco, l'orso. Il massiccio in sé è nella scheda del gruppo di Brenta, e dove dormire e cosa fare nella guida alle Dolomiti di Brenta.

Due montagne dentro lo stesso confine

La differenza si vede a occhio, anche da lontano. Il Brenta è fatto di roccia calcareo-dolomitica, molto permeabile: l'acqua sparisce in profondità e torna fuori più in basso, e per questo ci sono il carsismo e le cascate di Vallesinella. L'Adamello e la Presanella sono di roccia magmatica, quasi impermeabile: l'acqua ci scorre sopra, alimentata d'estate dallo scioglimento dei ghiacciai.

Anche i riconoscimenti seguono questa divisione. Nel 2009 il gruppo di Brenta è entrato nel Patrimonio Naturale Mondiale dell'Umanità: è il sistema 9 delle Dolomiti UNESCO, l'area dolomitica più occidentale. L'Adamello e la Presanella raccontano un'altra storia della Terra e nel Patrimonio Dolomiti non sono. Il Geoparco UNESCO, invece, comprende l'intero territorio del parco, proprio perché mette insieme due mondi geologici in poche decine di chilometri.

In tutto il parco convivono tre riconoscimenti UNESCO: le Dolomiti, l'Adamello Brenta UNESCO Global Geopark e la Riserva della Biosfera MAB Alpi Ledrensi e Judicaria.

Le valli del Brenta e come ci si arriva

Le valli che il parco elenca nel gruppo di Brenta sono la Vallesinella, la Val Ambiez, la Val Brenta, la Val di Breguzzo, la Val di Tovel e la Valle delle Seghe. Sull'altro versante ci sono la Val Genova, la Val di Fumo e la Val di Daone, la Val Nambrone, la Val Meledrio, la Val Algone, la Valagola e altre.

Alle valli più frequentate non si entra in auto come se niente fosse. Il progetto di mobilità sostenibile del parco è partito nel 2003 in Val Genova e si è allargato alla Val di Tovel, alla Vallesinella, a Ritort-Patascoss, alla Val Algone, alla Val di Daone-Val di Fumo e alla Val Biole: si lascia la macchina all'imbocco della valle oppure si sale con i bus navetta, che si prenotano online. Orari e tariffe cambiano di stagione in stagione: guarda la pagina del parco prima di partire.

Le basi sulla sponda orientale sono Molveno e Andalo, con il Lago di Molveno sotto le pareti; su quella occidentale Madonna di Campiglio e Pinzolo. Dalla Vallesinella, sopra Campiglio, parte il sentiero delle cascate.

L'acqua: il Lago di Tovel, le cascate, i ghiacciai che si ritirano

Quasi tutti i laghi del parco sono di circo: occupano conche rotonde scavate da piccole lingue glaciali, a volte sbarrate da una morena. Il Lago di Tovel è l'eccezione, ed è anche il più grande: è nato quando una grande frana ha sbarrato la valle. Altri gruppi di laghi stanno sul versante dell'Adamello e della Presanella, al Mandrone, a Germenega, a Cornisello, a Serodoli, alle Malghette.

I ghiacciai del parco sono 41, la maggiore superficie glaciale del Trentino: 17 piccoli nel gruppo di Brenta, 7 sulla Presanella, 17 sull'Adamello trentino. Rispetto a quarant'anni fa la superficie complessiva è diminuita di almeno un terzo e diverse lingue sono scomparse. La vedretta del Mandrone resta il maggior ghiacciaio delle Alpi italiane; nel Brenta, invece, i ghiacciai sono ormai ridotti a piccoli lembi.

L'orso bruno, e come ci si comporta

L'orso bruno è l'animale simbolo del parco. Era arrivato sull'orlo dell'estinzione e oggi, scrive l'ente, è in espansione grazie a un intervento di reintroduzione. Nel parco c'è anche il lupo. Se cammini qui, leggi prima le regole di convivenza che il parco pubblica: fare rumore sui sentieri, non lasciare cibo, tenere il cane al guinzaglio, non avvicinarsi mai.

Fra gli ungulati ci sono camoscio, stambecco (frutto di un progetto di reintroduzione durato anni), cervo, capriolo e muflone, quest'ultimo introdotto dai cacciatori a partire dagli anni Settanta. Fra i rapaci diurni nidificano l'aquila reale, la poiana, l'astore, lo sparviere, il falco pecchiaiolo e il gheppio; il gipeto passa solo occasionalmente. Di notte ci sono l'allocco, il gufo comune, la civetta capogrosso e la civetta nana.

Il parco pubblica anche un bollettino sull'orso, i Fogli dell'orso, e ha un settore di ricerca dedicato ai grandi carnivori. Sugli altri animali delle Dolomiti c'è la guida alla fauna.

Le case del parco

I centri visita si chiamano case del parco e sono sette, ognuna con un tema. Quattro stanno nella zona delle Dolomiti di Brenta.

La casa del parco Lago Rosso è sulle sponde del Lago di Tovel e racconta perché il lago si arrossava fino al 1964: una piccola alga, e i motivi per cui il fenomeno è finito. Nel 2026 ha aperto dal 1° maggio al 1° novembre nei fine settimana e tutti i giorni dal 13 giugno al 27 settembre, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18, con ingresso gratuito.

La casa del parco Orso è a Spormaggiore, nel palazzo Corte Franca, del Quattrocento. La casa del parco Flora è all'Area Natura Rio Bianco di Stenico, con un sentiero che sale fino a una sorgente carsica. La casa del parco UO.MO è a San Lorenzo in Banale e parla del rapporto fra uomo e ambiente. Le altre tre, dedicate alla geologia, alla fauna e all'acqua, stanno sul versante dell'Adamello. Gli orari sono stagionali e alcune case hanno il biglietto: controlla la pagina del parco.

Come è nato e quanto è cresciuto

Il parco nasce nel 1967, dentro il primo Piano urbanistico provinciale: insieme al Paneveggio-Pale di San Martino fu, scrive l'ente, uno dei primi due parchi provinciali d'Italia. Allora misurava 504 chilometri quadrati. L'atto che ne ha definito le finalità di tutela, ricerca e uso sociale è la legge provinciale n. 18 del 6 maggio 1988; dal 2007 vale la legge provinciale n. 11.

La superficie è cresciuta: 618 chilometri quadrati nel 1987, 620,50 dal 2003. Il Piano del Parco, approvato nel 1999, contiene divieti, limiti e prescrizioni per l'uso del territorio, e ci sono regolamenti separati per il drone, il campeggio, la fauna, lo sci alpinismo e lo sci fuoripista. Le regole a confronto con gli altri parchi dolomitici sono nella guida ai parchi.

Nel parco rientrano trenta comuni, quattro Comunità di Valle, ventinove amministrazioni separate di usi civici e la Comunità delle Regole di Spinale e Manez: la terra, qui, è in buona parte di proprietà collettiva.

Dentro il parco

Le nostre schede che cadono nei gruppi montuosi del parco.

Escursioni

Da vedere

Le cascate Alte di Vallesinella tra le rocce e il bosco sopra Madonna di Campiglio

Cosa vedere · Dolomiti di Brenta

Cascate di Vallesinella

Le cascate carsiche sopra Madonna di Campiglio: tre salti d'acqua nel bosco di faggi e abeti, raggiungibili con una passeggiata facile dentro il Parco Adamello Brenta.

Il Lago di Molveno visto dall'alto con il paese e le montagne circostanti

Cosa vedere · Dolomiti di Brenta

Lago di Molveno

Più volte premiato come lago più bello d'Italia: acque turchesi, spiagge erbose e le Dolomiti di Brenta riflesse sull'acqua, con un anello facile che lo gira tutto.

Rifugi

Domande frequenti

Quanto è grande il Parco Naturale Adamello Brenta?
620,50 chilometri quadrati dal 2003, cioè 62.050 ettari. Nel 1967, alla nascita, erano 504 chilometri quadrati; nel 1987 sono diventati 618. È il parco più grande del Trentino.
Le Dolomiti di Brenta sono dentro il parco?
Sì, il parco prende il nome anche da loro. Il gruppo di Brenta è la parte dolomitica del parco ed è il sistema 9 del Patrimonio UNESCO dal 2009. Il parco comprende anche l'Adamello e la Presanella, fatti di tonalite, una roccia magmatica con una storia geologica diversa.
Si arriva in auto al Lago di Tovel e alla Vallesinella?
Non fino in fondo, nei periodi di maggiore affluenza. Val di Tovel e Vallesinella sono fra le valli del progetto di mobilità sostenibile del parco: si lascia l'auto all'imbocco o si sale con i bus navetta, che si prenotano online. Orari e tariffe cambiano ogni stagione.
C'è davvero l'orso nel parco?
Sì. L'orso bruno è l'animale simbolo del parco: era quasi estinto ed è tornato con un progetto di reintroduzione, e oggi l'ente lo descrive in espansione. Nel parco c'è anche il lupo. Il parco pubblica le regole di convivenza e un bollettino dedicato, i Fogli dell'orso.
Dove si impara qualcosa sull'orso?
Alla casa del parco Orso, a Spormaggiore, dentro il palazzo Corte Franca del Quattrocento. È uno dei sette centri visita del parco, ciascuno con un tema diverso.
Perché il Lago di Tovel si arrossava?
Per una minuscola alga. Il fenomeno è durato fino al 1964 e poi è cessato: la casa del parco Lago Rosso, sulle sponde del lago, racconta perché, con i risultati delle ricerche. L'ingresso è gratuito e l'apertura è stagionale.
Quanti ghiacciai ci sono nel parco?
Quarantuno, la maggiore superficie glaciale del Trentino: 17 piccoli nel gruppo di Brenta, 7 sulla Presanella e 17 sull'Adamello trentino. In quarant'anni la superficie complessiva è calata di almeno un terzo.